Introduzione
La lingua parlata nella città d’Alghero, il catalano,
è un residuo del dominio catalano e fa parte della dialettologia
catalana. La città presenta un fenomeno storico e linguistico
considerevole giacché da sei secoli conserva quasi intatta
la lingua, le tradizioni ed abitudini nonostante la gran distanza
tra Alghero e la Catalogna. Il catalano ad Alghero è una minoranza
linguistica, vale a dire una lingua sostituita dall’italiano,
per la quale il governo ha presentato un concetto giuridico con cui
deve essere conservata l’indipendenza linguistica e culturale.
Le generazioni più giovani non sanno parlare o scrivere più
il catalano e le poche iniziative che esistono non possono evitare
la veloce decrescenza della lealtà linguistica.
Oggigiorno, lo Stato italiano e le regione autonome della Sardegna
considerano il catalano d’Alghero ufficialmente come una minoranza
linguistica. Questo riconoscimento non ha però ancora trovato
un’espressione concreta da parte delle autorità regionali
e nazionali in senso di una protezione diretta.
Siccome lo studio sul catalano ad Alghero come minoranza linguistica
è molto complesso, voglio dare soltanto un’idea generale
della storia linguistica esterna ed interna. Comincerò il mio
lavoro con una descrizione generale. In questo primo capitolo voglio
precisare tanto la situazione geografica come la situazione politica,
economica e culturale. A continuazione darò un’idea dello
sfondo storico come transizione alla situazione sociolinguistica che
metterò in chiaro nel secondo capitolo. Da questo punto di
vista elaborerò a fondo l’uso del catalano, casi di diglossia
e bilinguismo. Nella terza parte della mia elaborazione darò
la massima importanza al processo della standardizzazione. Le caratteristiche
del catalano in confronto all’algherese saranno la fine della
mia analisi. In questo ultimo capitolo descriverò i cambi fonetici,
morfologici, lessicali e della sintassi più importanti.
Idea generale della città
d’Alghero
Situazione attuale
Alghero è l’unica città in Italia in cui si parla
ancora una varietà catalana. Il Comune di Alghero in cui abitano
all’incirca di 40 mila persone, si trova sull’isola Sardegna
che fa parte dello Stato italiano. È situato all’incirca
di 30 chilometri a sudovest della città Sassari e si estende
su 225 chilometri quadrati. Alghero è dotato d’un aeroporto
e ha un assetto economico in cui prevale, insieme al turismo, la produzione
vitivinicola e qualche attività artigianale e piccola industriale.
Altri settori come l’agricoltura od i commerci marittimi sembrano
invece essere fenomeni recessivi. In quanto al turismo, si sta solo
da poco cercando di diversificare le presenze in favore di più
ampie fasce d’utenza
(http://www.infoalghero.it/html/citta_territorio_il_comune_di_alghero.shtm).
Nel celebrare certe feste religiose,
gli algheresi conservano ancora usanze speciali, quasi tutte lasciate
dagli aragonesi. Un interesse speciale merita la notte della vigilia
di S. Giovanni. Durante la notte si balla fino a tardi e molte bigotti
stanno anche tutta la notte a pregare. L’indomani si può
dire che s’inaugura la stagione dei bagni. La festa si chiude
con la tradizionale corsa dei cavalli alla sarda cui arrivo è
la chiesa
(http://www.adalghero.it/portale/tradizioni.htm).
Un carattere molto interessante ha anche la settimana santa sebbene
le funzioni religiose siano uguali dappertutto. Le processioni della
settimana santa si fanno dopo l’Ave Maria e si ritirano alla mezzanotte.
Quattro preti, vestiti con un lungo drappo rosso di seta e con una lunghissima
barba bianca finta, portano la bara. Un’infinità di donne
segue la processione che fa il voto d’accompagnare la Madonna
in cerca del figlio. Tutte le donne sono vestite di nero e portano una
candela. Il sabato santo, appena cominciano a squillare le campane,
l’aria rintrona di spari di fucile e d’allegria (http://www.adalghero.it/portale/tradizioni.htm).
L’artigianato è certamente
uno degli elementi più caratteristici d’Alghero, di tutta
l’isola e dei suoi abitanti. L’arte popolare affonda le
sue origini nella storia più antica. Inizialmente si espresse
nella produzione d’oggetti destinati ad un uso domestico. L’artigianato
si è evoluto nel tempo anche con l’influenza dei popoli
dominatori, ma sempre senza tradire le sue origini. Attualmente i prodotti
si sono spesso adeguati alle fogge e alle tonalità del colore
richieste dai gusti o dalle necessità funzionali più recenti.
Un genere artigianale molto diffuso è la ceramica. Fin dall’antichità
i sardi hanno prodotto terrecotte di grande valore estetico, con canoni
di semplice eleganza e di funzionalità. Attualmente si propongono
anche delle buone innovazioni ed accanto si mantengono le antiche forme
negli utensili, nelle brocche decorate e non nelle ciotole e nei tegami
grezzi. Sono da evidenziare anche certi sistemi di colorazione, talvolta
operata ancora con succhi vegetali, ed il sistema di cottura con la
fiamma viva (http://www.adalghero.it/portale/corallo.htm).
Fondo storico
La storia della Sardegna è stata fortemente influita della presenza
catalana che ha durato all’incirca di due secoli. Il periodo catalano-aragonese
cominciò ufficialmente nel 1297 con l’investitura del re
d’Aragona da parte del papa Bonifacio VIII. La vera conquista
dell’isola ebbe luogo a partire del 1323 e gli aragonesi si espansero
dal sud della Sardegna verso nord. Le motivazioni furono soprattutto
la produzione cerealicola, presenza d’argento e le saline. Gran
parte dell’amministrazione e della milizia fu d’origine
catalana e molti catalani colonizzarono la Sardegna. Per questo motivo
la lingua dei conquistatori riuscì velocemente a dominare la
vita quotidiana.
Il fatto che ci sia un’isola linguistica catalana precisamente
nella provincia di Sassari, ha ragioni varie. La città Alghero
fu sistematicamente catalanizzata nel secolo XIV. In quel periodo la
città ebbe ancora una grande importanza in senso strategico ed
economico. Dopo una rivolta nel 1354 fu occupata ed i Sardi e Genovesi
furono espulsati. Gli fu anche proibito per molto tempo di riprenderci
la residenza. Con aiuto di diversi privilegi si riuscì a colonizzare
Alghero con immigranti provenienti da territorio aragonese. Quando i
Sardi ebbero di nuovo il permesso per riprendere la residenza nella
città, considerarono il catalano come una lingua di prestigio.
Come conseguenza adottarono la lingua catalana e certamente non senza
lasciar tracce sarde nel catalano algherese. Dovuto a varie epidemie
della Peste decrebbe fortemente il numero di cittadini (Blasco Ferrer
1984a, 140-141).
Con l’occupazione spagnola e l’abolizione di molti privilegi
a questo proposito, cominciò il crollo della città d’Alghero.
Anche come base marinaia diventò sempre meno importante. La lingua
catalana della città poté invece di questa maniera sopravivere
in modo migliore. Con il dominio spagnolo iniziò anche ad interrompersi
il contatto con la Catalogna. Alcuni cambiamenti sostanziali ebbero
luogo nel campo ecclesiastico con l’introduzione delle abitudini
religiose spagnole. Con l’assunzione del potere da parte della
casa di Savoia ruppe incluso il rapporto con tutta la Penisola Iberica
(Blasco Ferrer 1984a, 160-162).
Durante il dominio sabaudo, l’amministrazione non apportò
nessun beneficio di rilievo dovuto al disinteresse del governo per i
problemi dell’isola. Sul piano socio-economico è da sottolineare
la riorganizzazione delle strutture agricole meno favorite mediante
prestiti di grano. Con l’unificazione politica dell’Italia
nel 1861 finì lo status di colonia della Sardegna, ma questo
evento politico non ebbe grandi alterazioni nelle strutture sociali
e culturali (Blasco Ferrer 1984, 167-168). Una speciale importanza sul
piano socio-politico ebbe invece la Brigata Sàssari durante la
Prima Guerra Mondiale che fece crescere l’interessamento ai problemi
reali della Sardegna contadina e pastorale. Il periodo fascista è
caratterizzato dall’insurrezione di nuovi nuclei di popolazione
alloglotta. L’emigrazione del dopoguerra ebbe come conseguenza
più duratura un nuovo atteggiamento linguistico positivo per
la lingua ufficiale, l’italiano. Con lo statuto d’autonomia
del 1948, la Sardegna ha vissuto diversi e profondi mutamenti nelle
strutture socioeconomiche. Gli anni ’70 e ’80 si distaccano
per una crescente insoddisfazione dovuta al carattere assegnato al sardo
rispetto all’italiano (Blasco Ferrer 1984a, 170-171).
Così il dialetto catalano rimase isolato. In Catalogna si dimenticò
per completo l’esistenza del dialetto catalano ad Alghero e anche
nella coscienza linguistica dei cittadini d’Alghero non esisté
più fino alla seconda metà del Ottocento quando l’isola
linguistica catalanofona rinacque.
Situazione sociolinguistica
Un conflitto linguistico è presente quando ci sono due lingue
completamente diverse nella stessa comunità e i due codici formano
una situazione di non-parità. Questo vuol dire che una lingua
domina tanto i settori più importanti della vita quotidiana come
la politica, l’amministrazione, le medie, la scuola etc. come
la comunicazione con altre comunità linguistiche e l’altra
lingua è usata soltanto in situazioni informali soprattutto nel
nucleo famigliare e per esprimere grandi emozioni. La stessa cosa succede
con l’algherese ed il sardo in confronto all’italiano presentante
così una situazione di bilinguismo diglossico (Blasco Ferrer
1994b, 694-696). Questo fenomeno porta ad un impoverimento del repertorio
linguistico dei parlanti e della stessa comunità perché
non riescono a dominare il proprio standard e perché uno sviluppo
culturale normale è impossibile. Se la lingua con minore utilità
culturale non supera la situazione di marginalità in cui si trova,
la situazione prima menzionata la farà sparire (Mari i Mayans
1994, 704-705).
Dati statistici
Infatti, c’era ad Alghero venti anni fa, secondo un’indagine
allora fatta, una situazione di bilinguismo diglossico, dove l’algherese
ed il sardo si trovava in competizione con l’italiano, la lingua
di maggior prestigio. Tra il sardo e l’algherese non si può
osservare nessun tipo di competenza, dovuto all’inevitabile integrazione
dei due gruppi e si può osservare che il caso del sardo e dell’algherese
è un esempio tipico di lingue in contatto (Colledanchise 1994,
707-708).
Nell’indagine prima menzionata sono stati intervistati 153 giovani
di cui il 64% erano femmine ed il 36% maschi. Il concetto di competenza
attiva è applicato alle tre lingue presenti nella società
d’Alghero. Vuol dire, all’italiano, sardo ed algherese.
La somma dei parlanti algheresi arriva ad una cifra del 28,2% e dei
parlanti sardi a quella del 20,1%, lo che conferma la solidarietà
fra il sardo e l’algherese. È interessante che sono piuttosto
gli uomini che s’impegnano per conservare l’algherese. Il
29,2% dei maschi parla abitualmente algherese mentre la somma delle
femmine arriva a soltanto il 21,8%. Questo fenomeno si deve probabilmente
alla ribellione globale contro la vecchia cultura dovuto principalmente
al processo di liberazione della donna (Colledanchise 1994, 708-714).
In confronto alla competenza attiva, la somma degli intervistati che
hanno competenza passiva dell’algherese e del sardo, è
molto più alta. In totale, il 64% capisce l’algherese ed
il 48,3%, il sardo. Per quanto concerne la differenza dei sessi, la
situazione è la stessa che nella competenza attiva. Non da dimenticare
è anche il fatto che il 13,7% degli intervistati hanno una competenza
passiva anche in altri idiomi non-sardi presenti nella comunità
d’Alghero come per esempio il sassarese, gallurese, veneto-giuliano
e ferrarese. Il dato più stupefacente in questa situazione è
il rapporto fra maschi e femmine. Le femmine arrivano ad una somma di
19,3% mentre i maschi rimangono ad una cifra di 5,4%. La causa per questo
fenomeno è probabilmente la marginalità ambientale di
questi gruppi familiari. Per la stessa ragione questi idiomi non compaiono
nella competenza attiva. L’uso di questi dialetti è limitato
a situazioni famigliari (Colledanchise 1994, 708-714).
Un ultimo dato importante è che i genitori dei giovani intervistati
hanno in maggior parte conservato il proprio dialetto. Il 51,4% dei
genitori hanno competenza attiva dell’algherese ed il 41,1% del
sardo. Questo conferma un’altra volta l’opinione generale
sull’algherese ed il sardo. Vuol dire che fra queste due lingue
non ufficiali esiste una sorta di solidarietà (Colledanchise
1994, 708-714).
Situazione attuale
Oggigiorno si può osservare che la diglossia con bilinguismo
è sostituita gradualmente dalla diglossia senza bilinguismo.
Questo vuol dire che poco a poco sparisce quella lingua con cui gli
abitanti d’Alghero hanno in precedenza, quando c’era ancora
il bilinguismo diglossico, conversato con altre comunità linguistiche:
il sardo. I parlanti algheresi d’Alghero tendono ad acquisire
quel codice che gli da una possibilità più alta per essere
accettati dalla società italiana. Questo fenomeno porta ad un
uso del dialetto poco spontaneo ed insicuro. La conseguenza più
duratura sarebbe l’abbandono del dialetto da parte di tutti i
parlanti (Blasco Ferrer 1994b, 694-696).
Le cause per questo fenomeno si trovano nel settore sociologico e psicologico.
I giovani d’oggi crescono con l’identità italiana
dato che l’educazione ed acculturazione sono impartite in lingua
italiana quindi vedono l’algherese come lingua estranea alla propria
cultura. Un fenomeno simile si può percepire nell’ambito
famigliare, dove i genitori hanno educato i primi nati in algherese
e gli altri in italiano. Non è da dimenticare la forte influenza
dei mass-media sui giovani. Questa generazione è continuamente
esposta alle comunicazioni delle televisioni, dei giornali etc. che
si esprimono in lingua italiana. Anche nei posti di lavoro e soprattutto
in quelli pubblici domina l’italiano. Un altro elemento importante
nel settore sociologico è l’assenza di una tradizione scritta.
Questo non solo intensifica la subordinazione dell’algherese all’italiano
ma contribuisce anche alla scomparsa d’alcuni supporti della lingua
come per esempio la cultura popolare di tradizione orale (Colledanchise
1994, 717).
Nonostante, si deve menzionare le due immagini diverse della coscienza
linguistica e dell’identità. Per una parte gli algheresi
si sentono algheresi e per l’altra, vedono Alghero come una città
moderna e progressista. In questo modo si staglia contro il mondo sardo
rurale e regressivo. Soltanto a livello politico-amministrativo e geografico
può succedere che alcuni cittadini si dichiarino sardi perché
Alghero si trova in Sardegna. Una specie di sensazione d’appartenenza
verso la Catalogna è soltanto visibile nel senso che delimita
ancora di più dai sardi. Non vedono invece un problema in sentirsi
come parte dello Stato italiano. L’identità algherese si
vede complementare verso quella catalana ed italiana, ma in opposizione
verso la sarda. Un altro punto di vista è quella che gli algheresi
sarebbero una mescolanza fra l’italiano ed il sardo ma di provenienza
catalana che è però, dal punto di vista etnico e linguistico,
molto sovrapposta. (Hübl 1998, 54-55)
Situazione glottopolitica
Tra la fine dell’Ottocento ed il primo decennio del Novecento,
alcuni intellettuali algheresi hanno avvertito il rischio dell’irrimediabile
perdita dell’antica identità linguistica, storica e culturale
della città. A questo proposito hanno fatto conoscere alla Penisola
Iberica l’esistenza della Barceloneta e d’alcuni poeti e
letterati che hanno ritrovato le loro radici nella madrepatria catalana
(Mattone 1994, 816).
Rinascimento del dialetto catalano
Le premesse del primo retrobament risalgono agli anni Sessanta del‘800
quando gli ambienti letterati catalani scoprirono la realtà algherese
e quando l’archeologo Francesc Martorell i Peña fece conoscere
delle composizioni poetiche algheresi. Fu però il catalano Eduard
Toda y Güell a ridefinire la fisionomia del primo retrobament con
la pubblicazione del libro L’Algher nel 1888 (Mattone 1994, 816).
Con la nascita della Agrupació catalanista de Sardenya nel 1902,
il retrobament algherese fa propria l’ideologia del nazionalismo
catalano di fine secolo ed allo stesso tempo matura la consapevolezza
della propria situazione di minoranza etnico-linguistica in Italia (Mattone
1994, 816-817).
Fra le problematiche sollevate dal movimento del retrobament, la questione
linguistica era l’elemento più importante. Sul Primer Congrés
de la Llengua Catalana, è diventato chiaro quanto bisognava rinnovare
il proprio dialetto e la propria identità. E a questo proposito
trovare una forma ortografica per l’algherese. Per questo motivo
sono nate le prime grammatiche del dialetto algherese come quella del
maestro elementare Giovanni Palomba o quella del farmacista Giovanni
Pais. In ambedue grammatiche si è cercato d’adottare alcune
caratteristiche di tutte le varietà ortografiche esistenti per
stabilire una norma valida (Armangué i Herrero 1998, 358-363)
Il Diccionari – Alguerés – Català –
Italià di Palomba, rimase invece allo stadio di progetto. Anche
nel processo di standardizzazione ed unificazione del catalano sancito
nel 1913, il dialetto d’Alghero è rimasto escluso. I legami
culturali con la Catalogna si fecero sentire invece qualche anno più
tardi, quando il linguista Antonio Maria Alcover pubblicò il
Diccionari Català, Valencià, Balear, che comprendeva anche
varie voci del dialetto algherese. Nel secondo decennio del Novecento,
il movimento del retrobament entrò in un periodo di diminuzione
dovuto in gran parte al regime fascista. Con il tempo, la crisi dell’algherese
è diventata sempre più profonda ed i mutamenti degli anni
Cinquanta-Sessanta hanno determinato un’emarginazione ancora più
forte di quella parlata. (Mattone 1994, 817-819).
Per questa ragione matura il movimento del secondo retrobament. Siccome
nella Spagna si trovava ancora sotto il regime franchista, tutte le
minoranze linguistiche seguivano ignorate e oppresse. Di conseguenza,
la città Alghero presentava un’isola linguistica catalana
nell’esilio ed il secondo retrobament finì in una dimensione
piuttosto ristretta (Mattone 1994, 820). Nonostante, si fondarono e
rifondarono numerose istituzioni che davano la massima importanza alla
letteratura ed al teatro in lingua catalana. Anche se quelle iniziative
sembravano essere molto vivaci, questo secondo retrobament si è
limitato ad un livello culturale e letterario piuttosto alto e non ha
potuto veramente attrarre la massa. Ciononostante aveva una grande importanza
per la conservazione dell’identità algherese (Hübl
1998, 42-44).
Il terzo retrobament si è sviluppato negli anni Settanta in un
contesto politico e culturale totalmente nuovo. “La caduta del
franchismo in Spagna e la nascita di un governo regionale in Catalogna,
il <<revival etnico>> delle minoranze d’Europa, l’affermarsi
di una nuova attenzione ai problemi linguistici danno nuova linfa al
dibattito sull’identità della comunità algherese”
(Mattone 1994, 820). A differenza del secondo retrobament, i problemi
hanno appassionato anche l’opinione pubblica e sono finiti anche
per coinvolgere le organizzazioni politiche e le amministrazioni comunali.
Nuove associazioni e nuovi centri culturali si sono impegnati nella
rivalutazione delle antiche tradizioni e nella difesa della comunità
catalana. Le diverse istituzioni hanno seguito anche scopi vari. Una
posizione era quella di “accelerare un processo di allineamento
dell’algherese allo standard del catalano ufficiale” (Mattone
1994, 821). Un’altra idea consisteva nella rigorosa “difesa
del catalano tradizionale di Alghero” (Mattone 1994, 821). L’ultimo
progetto attentava a “salvaguardare le peculiarità culturali
della comunità algherese, all’interno di un graduale avvicinamento
al catalano ufficiale” (Mattone 1994, 821). A questo proposito
è stato pubblicato il Diccionari català de l’Alghuer
di Josep Sanna nel 1988 in cui è fissata l’ortografia e
raccolta gran parte del lessico algherese. Sanna e i suoi collaboratori
sono riusciti a fare un gran passo verso la standardizzazione dell’algherese.
È ovvio che nel suo dizionario si trovino anche molti sardismi
ed italianismi già introdotti nel sistema linguistico (Veny 1998,
563-564).
In somma, si vede che la questione linguistica comprende anche tutti
i problemi che hanno a che fare con la protezione e rivalutazione dell’identità
culturale della comunità d’Alghero. Le discussioni sul
futuro del dialetto catalano d’Alghero certamente continuano,
ma si vedono inserite in un contesto culturale profondamente rinnovato.
Soprattutto oggigiorno ci si può osservare un ambiente culturale
molto vivace ed un’opinione pubblica aperta e sensibile ai problemi
dell’identità storica e culturale d’Alghero. Anche
la questione sulla standardizzazione della varietà catalana d’Alghero
è ancora molto attuale. Come prima detto, ci sono diversi atteggiamenti
verso l’immagine ideale dell’algherese e chissà verso
quale direzione si svilupperà nel futuro.
Politica linguistica
Fino agli anni Sessanta, i partiti politici d’Alghero ignorarono
per completo il problema linguistico. Il dialetto era considerato un
fatto sentimentale e folcloristico in estinzione. Negli anni Settanta
è nato il primo partito nazionalista algherese che ha introdotto
il catalano nella vita politico-istituzionale algherese. Ora si attende
a che il Parlamento italiano approvi la legge di tutela linguistica
(Caria 1990, 26).
Il dialetto catalano d’Alghero rientra nella protezione globale
di minoranze della Costituzione italiana del 1948. Secondo l’articolo
3 nessun cittadino italiano deve essere discriminato dovuto al suo sesso,
la sua razza, lingua, religione, atteggiamento politico o condizioni
personali e sociali. Davanti alla legge, tutti i cittadini sono eguali.
L’articolo 6 della Costituzione prevede la protezione delle minoranze
linguistiche da parte della Repubblica mediante le leggi competenti.
Questo articolo non è però quasi mai applicato. A questo
proposito si è arrivato negli anni Settanta al disegno di una
legge che concretava l’articolo 6 della Costituzione. Si è
dovuto però attendere venti anni finché quella legge 612
fosse approvata (Hübl 1998, 66-67).
Nel 1992 è stato approvato l’ultimo Statuto municipale
d’Alghero che concede soltanto una capacità d’attività
minima rispetto alla politica linguistica ad Alghero. Con questo documento
si cercava di promuovere tanto la lingua e cultura d’Alghero come
anche le altre lingue e culture presenti nella città con il fine
di poter garantire uno spirito di mutua tolleranza e collaborazione.
Per questa ragione si è cercato di fare le leggi più precise
(Bosch i Rodoreda 1998, 380-381).
A questo punto l’algherese non possedeva un riconoscimento ufficiale
da parte dello Stato italiano che gli avrebbe permesso cominciare il
ricupero linguistico o almeno a fermare la sostituzione da parte della
lingua italiana. A partire del novembre 1993 si stava all’attesa
della legge regionale 410, ma il governo italiano aveva mostrato un
gran disinteresse dovuto a che la legge avrebbe riconosciuto una certa
capacità autonoma rispetto all’attività politica
concernente l’educazione scolastica. La legge 410 è stata
già approvata dal Consiglio regionale sardo quando la Corte costituzionale
italiana ha dichiarato l’invalidità degli articolo 23 e
24 in cui era fissato “l’Intervento della Regione nella
scuola sarda” (Bosch i Rodoreda 1998, 375) e l’Integrazione
degli ordinamenti e dei programmi scolastici” (Bosch i Rodoreda
1998, 375). Nel senso più ampio si potrebbe dire che in questo
caso è stato negato l’articolo 5 dello Statuto speciale
di Sardegna ed anche l’articolo 6 della Costituzione italiana
che prevede la tutela delle minoranze linguistiche da parte della Repubblica
Italiana. Il problema si trova nella mancanza di una definizione esatta
rispetto al riconoscimento ufficiale delle minoranze linguistiche da
parte dello Stato italiano e nella non ancora approvata legge 612. È
chiaro che la negazione di questo primo disegno della legge regionale
significhi la perdita di una grande opportunità per il riconoscimento
del catalano come lingua d’Alghero (Bosch i Rodoreda 1998, 373-377).
Nel 1997 è stata però approvata la nuova legge regionale
per la “promozione e valorizzazione della cultura e della lingua
della Sardegna”. Secondo questa legge, la Sardegna si vuole impegnare
per la rivalutazione linguistica, cultura ed economica dell’isola
ma anche tutelare e valorizzare le altre culture e lingue presenti sul
territorio sardo secondo lo Statuto speciale. Per lo sviluppo delle
parlate e culture individuali devono occuparsi le amministrazioni regionali
con mezzi propri (http://www.partal.com/alguer/llei.htm). Questa legge
permetterebbe allora l’espansione ufficiale della lingua e cultura
catalana anche nel settore scolastico.
Metodi attuali per conservare il dialetto algherese
All’inizio degli anni Novanta, è stato istituito un ufficio
pubblico responsabile soltanto per domande linguistiche. Si è
anche orgoglioso dei segnali stradali bilingui ad Alghero. A partire
del 1990 si pubblica una volta l’anno una rivista in algherese
per favorire la conservazione. Per pubblicazioni scientifiche concernenti
Alghero si conferisce anche un premio a partire del 1993. L’Università
degli Studi di Sassari organizza anche ogni anno una serie di seminari
e conferenze per professori ed insegnanti per contribuire all’estensione
dell’algherese.
La comunità catalana è anche molto presente nell’Internet.
È un medio molto efficiente giacché può portare
i propri interessi ad un pubblico amplio in maniera diretta e con poco
costo. C’è anche un concorso di disegno di pagine nell’Internet
per alunni algheresi.
Dal 1994 in poi, il Centro di Mezzi pedagogici “Maria Montessori”
d’Alghero, s’impegnava per conservare la varietà
catalana d’Alghero. In primo luogo favorisce l’algherese
mediante pubblicazioni destinate a scuole materne, elementari e medie.
Fra queste opere si trovano quaderni di lettura con esercizi, canzoni
popolari e tradizionali d’Alghero e letteratura infantile mondiale.
Gran parte del lavoro di questo centro costituisce però la formazione
d’insegnanti e di coordinatori d’esperienze didattiche.
A partire del 1994 esistono programmi d’attività scolastica
in algherese con un gran numero d’alunni partecipanti (Bosch i
Rodoreda 1998, 388-393). Oggigiorno, l’insegnamento nelle scuole
continua svolto, con alcune eccezioni nell’ambito del progetto
delle “150 ore”, in lingua italiana. Questo progetto è
già nato nel 1984, quando tre sacerdoti hanno fondato la Escola
de alguerés Pasqual Scanu con il proposito di fermare la degradazione
dell’algherese. Anche in questo progetto si sono presentati gli
stessi problemi sulla questione se utilizzare il catalano standard o
la varietà algherese. E a questo punto uno si trova di nuova
sul livello politico (Caria 1990, 20-21). Per poter insegnare l’algherese
ufficialmente nelle scuole, il Comune deve aspettare l’approvazione
della legge regionale “Tutela e valorizzazione della cultura e
della lingua della Sardegna” ed una statale come quella 612 (Bosch
i Rodoreda 1998, 388-393).
Non ancora perfetta, è la
situazione nella radio e televisione. Ma anche in questi due settori
si possono osservare attività per migliorare lo stato. Di cinque
stazioni radio una emette in lingua catalana, la Radio Sigma. Le altre
stazioni emettono di solito in lingua italiana a eccezione di programmi
di folclore. Soltanto quella stazione che promuove l’algherese
denota connotati fortemente nazionalistici nei programmi linguistici
e culturali. Il catalano che usano i moderatori è il catalano
colloquiale, ossia l’algherese colloquiale (Caria 1990, 19).
Anche nel settore televisivo c’è soltanto una stazione
che si mostra sensibile per gli interessi algheresi. Oggigiorno ci sono
tredici emittenti televisive, sarde ed italiane, pubbliche e private
che usano di solito la lingua italiana. L’unica stazione televisiva
che ha realizzato una rubrica settimanale totalmente in algherese dedicata
alla politica, cultura ed all’attualità, è Teleriviera
del Corall, messa in piedi con capitale algherese. Di quando in quando,
manda in onda anche delle interviste, servizi d’attualità
culturale e sportiva proveniente di Barcelona e di folclore algherese
(Caria 1990, 19-20).
Un’osservazione strana è
che la lingua catalana è stata sempre sostenuta della Chiesa.
Dai principi del Duecento fino al Novecento sono stati sempre i religiosi
che hanno sviluppato ulteriormente e popolarizzato quella lingua con
l’uso ufficiale. La fedeltà verso il catalano si mostrò
soprattutto nel Settecento quando si usava ad Alghero il latino per
la scrittura ed il catalano per l’oralità, mentre in altre
regioni dominava lo spagnolo.
Oggigiorno tiene luogo una messa settimanale in algherese e per grandi
feste religiose si cantano elementi tradizionali nel dialetto locale
di quella comunità. Un problema è però che la maggioranza
dei preti ad Alghero non parla catalano od algherese e meno ancora tiene
la messa in una di quelle due lingue. Su un totale di 18 sacerdoti,
7 sono algheresi e soltanto 4 di loro officiano la messa nella loro
lingua. Uno di loro è incluso radicalmente contrario a qualsiasi
liturgia in catalano. Gli altri sono sardofoni ed officiano in italiano.(Caria
1990, 21-22).
Caratteristiche intralinguistiche
Si potrebbe dire che l’algherese colloquiale parlato oggi non
è quasi cambiato da quello parlato un secolo fa. L’italiano
ed il sardo hanno modificato molto l’algherese e soprattutto l’elemento
sardofono ha giocato un ruolo decisivo nel processo evolutivo del dialetto
algherese. L’influsso di diversi elementi eterogenei ha causato
che il dialetto algherese diventasse una forma ibrida. Nei parafi seguenti
descriverò l’algherese in confronto al catalano, perché
il lettore si possa fare un’idea generale.
Fonologia
Le consonanti
A continuazione vorrei descrivere le consonanti pronunciate e quelle
mute. Nella lingua catalana, i labiali b e p preceduti da una m come
in tomb, capitomp, camp e llamp sono pronunciati come tom, capitom,
cam e llam. Questo fenomeno non esiste però nell’algherese,
in cui si pronuncia sempre la –p finale delle parole llamp e camp.
Non si sa come sarebbe nei casi di tomb e capitomp perché nell’algherese
non esistono parole che finiscano in –mb od –mp. Anche la
l delle parole colp i palm è pronunciata tanto in catalano come
in algherese come cop i pam (Armangué i Herrero 2001, 256).
Nella lingua catalana la –r finale dei verbi in infinitivo come
anar, saber, correr i fugir, è muta. Questi verbi sono pronunciati
come aná, sabé, corre e fugí. Ci sono però
eccezioni in cui si pronuncia la –r finale come in enter, favor
e mar. Nell’algherese si può osservare lo stesso fenomeno
quando si tratta di verbi in infinito che finiscono in –ar, -ir
ed in –er se hanno la e atona. Gli infinitivi con la –er
finale con la e atona sono pronunciati con la –ra finale come
per esempio veura (cat. veure) o escriura (cat. escriure) (Armangué
i Herrero 2001, 256).
La –t dopo -l, -n e -r è anche muta, tanto in catalano
come in algherese. Esempi sono al e malal per alt e malalt, deván
e corrén per devant e corrent, pars e despers per arts e desperts.
Nel caso di –lt ci sono però alcune eccezioni nell’algherese.
La –t di malalt per esempio non si pronuncia soltanto quando è
preceduto da un aggettivo come in malalt mal (malal mal). Nella parola
davant si pronuncia la –t soltanto quando le segua una vocale
come nel caso di davant a mi. Quando le segue una parola che comincia
con una consonante, non si pronuncia la –t finale. Un esempio
per questo fenomeno sarebbe davant meu (daván meu). Nel dialetto
algherese esistono molto più eccezioni come questi, ma occuperebbe
troppo spazio per interessarsi di tutti (Armangué i Herrero 2001,
256).
Ad Alghero il rotacismo è molto diffuso. In quel dialetto la
–l liquida è sostituita per la –r liquida. In questo
caso la parola plana si converte in prana e aplanar in apranar. (Armangué
i Herrero 2001, 257). Questa trasformazione è anche osservabile
quando la –l si trova davanti a una –c, -b, -f e –g
come negli esempi seguenti: crau per clau, branc per blanc, fror per
flor e ungra per ungla. Non soltanto la -l, ma anche la -d e la –t
si convertono in una -r nel dialetto algherese come in cara per cada
o vira per vida.
Ci si può osservare anche l’assimilazione in cui la –dr
o la -d che si trova vicino ad una –r si convertono in una –rr
come per esempio in parri per padrí o rrumi per dormir (http://www.spinfo.uni-koeln.de/~eremberg/Alguer.pdf).
Un fenomeno differente del catalano è anche la trasformazione
della –r davanti di una consonante in una –l come in colda
per corda o salvel per cervell
(http://www.spinfo.uni-koeln.de/~eremberg/Alguer.pdf).
Nel lambdacismo del dialetto algherese la –r seguita da una consonante
si converte in una –l come si può osservare in alt per
art, almas per armes o sald per sard
(http://www.spinfo.uni-koeln.de/~eremberg/Alguer.pdf).
Tanto nella lingua catalana come nel dialetto d’Alghero, si possono
osservare il seguente fenomeno di vocalizzazione. La v diventa un’u
quando è preceduta di una vocale come in nau e nóu (novus
e novem) (http://www.spinfo.uni-koeln.de/~eremberg/Alguer.pdf).
C’è un betacismo quando la –v è seguita da
una consonante, si converte in una b come corb (corvus) o rimane senza
cambio con una vocale eufonica come in cervo (cervus)
(http://www.spinfo.uni-koeln.de/~eremberg/Alguer.pdf).
Il fenomeno della desonorizzazione significa che non si trovano la b,d
e g al finale di una parola o sillaba. Questi si trasformano invece
in p,t e c. (Armangué i Herrero 2001, 258). Alcuni esempi per
questo fenomeno sarebbero galt invece di card, galbo invece di carbó
e bizul invece di pèsol (http://www.spinfo.uni-koeln.de/~eremberg/Alguer.pdf).
Un fenomeno tipico dell’algherese è anche la depalatizzazione.
Nel catalano standard –tl, -gl, -dl e –jl diventano [øø].
In questo caso, le particole diventano –ll nell’algherese
come mella per ametlla o aspalla per espatlla. I collegamenti di –p,
-k, -l, -m con –s sono molto importanti per la formazione del
plurale. A questo proposito si forma sempre un collegamento con –ts
come kamp/kants, rrem/rrents o bras/brats
(http://www.spinfo.uni-koeln.de/~eremberg/Alguer.pdf).
La –g davanti a –e ed
–i è pronunciata come [G], mentre nel dialetto algherese
è rimasta la forma arcaica [dG]. Mentre nel catalano il nesso
–gn è rimasto uguale, l’algherese ha adottato per
completo la forma italiana [ñ] come in diña per digne.
Le vocali
Le vocali del dialetto algherese corrispondono a quelle della lingua
catalana (http://www.spinfo.uni-koeln.de/~eremberg/Alguer.pdf) e non
ci si può osservare tanti cambi come nel consonantismo. Nonostante,
è necessario menzionare alcune caratteristiche come le seguenti.
Tanto nel catalano come nell’algherese, la –a, -u e la –i
tonica non cambiano. Nel caso della –e tonica cambia soltanto
la pronuncia secondo la chiusura come in [kadena] per [kadäna]
o [sek] per [säk]. Lo stesso succede con la –o tonica, che
secondo la chiusura può essere una [o] o una [O] (Röntgen
1990, 12-13; http://www.spinfo.uni-koeln.de/~eremberg/Alguer.pdf).
La differenza più importante nel settore delle vocali è
che nel dialetto algherese, le vocali e ed o si pronunciano come una
a ed un’u. Alcuni esempi sarebbero mara per mare e lu per lo (Armangué
i Herrero 2001, 260). Il cambio di o ad u non esisté ancora nel
Seicento e risale probabilmente all’influsso sardo. La e atona
può diventare anche una i come in istiu per estiu o vistir per
vestir.
Allo stesso modo come nel rossignolo, si può osservare il monottongamento
dei dittonghi atoni eu ed ue del catalano che sono ridotti ad un’u.
Alcuni esempi sono éru per èreu, díun per diuen
e kantávu per cantàveu (Blasco Ferrer 1984b, 35).
Il dialetto algherese ha anche una forte tendenza per un’aferesi
in cui perde la –a iniziale come in bella per abella, bril per
abril o mela per amettla (http://www.spinfo.uni-koeln.de/~eremberg/Alguer.pdf).
Nell’algherese si può anche osservare una forte tendenza
per la metatesi. Alcuni esempi per questo fenomeno sono trument per
torment, frabe per febrer e proba per pobre (http://www.spinfo.uni-koeln.de/~eremberg/Alguer.pdf).
L’anaptissi che significa l’inserzione di una vocale fra
due consonanti, è un fenomeno tipico del dialetto algherese che
si può osservare molto negli esempi seguenti: unuràt per
honrat, g’úkura per xucla (Blasco Ferrer 1984b, 38).
Morfosintassi
La morfosintassi ha un ruolo importante nella determinazione della posizione
linguistica dell’algherese. Dovuto alla gran quantità di
elementi allogeni, il dialetto algherese rappresenta un volto ibrido
(Blasco Ferrer 1984b, 104). In generale, la morfosintassi dell’algherese
corrisponde a quella del catalano. Certamente ci sono anche molte eccezioni
di cui voglio menzionare allora soltanto le più importanti perché
il settore della morfosintassi è così complesso che è
incluso molto difficile dare un’idea generale.
Tanto gli articoli determinativi
come indeterminativi usati nel dialetto d’Alghero corrispondono
a quelli del catalano antico (lu, lus, la, las, un, únus, una,
únas per el, els, la, les, un, uns, una, unes) (Blasco Ferrer
1984b, 114/Röntgen 1987, 28-29).
In generale tutte le declinazioni dei sostantivi si mantengono inalterati.
Si può osservare però che la seconda declinazione si arricchisce
di sostantivi della IV classe. Tanto il catalano come l’algherese
mostrano soltanto alcuni voci che continuano il nominativo. Si può
vedere che nell’algherese si conservano alcuni genitivi nei giorni
della settimana come per esempio dig’óus per dijous e divénras
per divendres. Anche l’ablativo continua soltanto in alcuni casi.
Quelli sono alcuni composti e il suffisso avverbiale –ment. Alcuni
esempi sarebbero mantrénda per mantenir e bonamént per
bonament (Blasco Ferrer 1984b, 105-106).
Di regola, i sostantivi maschili e femminini hanno conservato il loro
genere. In genere, si può dire lo seguente per la formazione
dei plurali nel dialetto algherese. Il plurale femminino per parole
che terminano in vocale è –as e per parole maschili –us
(káza/kázas per casa/cases e ríu/ríus per
ríu/ríus). Per le parole che finiscono in vocale dovuto
alla scomparse della –n finale, si aggiunge –nts per formare
il plurale (bó/bonts per bo/bons). Termini che finiscono in –s,
hanno la particula –us nel plurale (nás/nasus per nas/nassos).
Tutti i lessemi uscenti in –s’, -c’, -k e –t
hanno come finale –ts nella forma plurale (matés/matéits
per mateix/mateixos, bósk/bóts per bosc/boscos, tríst/tríts
per trist/tristos) (Blasco Ferrer 1984b, 109-110).
In quanto ai pronomi possessivi
nell’algherese, si può osservare anche qui una certa assomiglianza
con il catalano ed una forte regolarità. Le forme femminine hanno
conservato tanto nel singolare come nel plurale la forma del catalano
antico ed in alcuni casi si può osservare questo fenomeno anche
nel dialetto algherese (meva invece di mía). Le forme dei pronomi
possessivi in dettaglio sono le seguenti: méu,méus, mía,
mías (meu,meus, meva, meves) per la prima persona del singolare,
tóu, tóus, túa, túas (teu, teus, teva, teves)
per la seconda persona, sóu, sóus, súa, súas
(seu, seus, seva, seves) per la terza persona. Le forme delle persone
del plurale sono nóstru, nóstrus, nóstra, nóstras
(nostre, nostres, nostra, nostres) per la prima, vóstru, vóstrus,
vóstra, vóstras (vostre, vostres, vostra, vostres) per
la seconda e dél, dél’us/delts, dél’a,
dél’as (llur, llurs, llur, llurs) per la terza persona
(Blasco Ferrer 1984b, 122-123).
Anche nel caso dei pronomi personali c’è una piccola differenza
la quale si può osservare nelle forme seguenti: ma, ta, sa, mus,
vus, lízi per em, et, se, ens, vos, els (Blasco Ferrer 1984b,
117).
In genere, per formare un aggettivo
femminino bisogna soltanto aggiungere una –a alla forma maschile
(farít/faríra per ferit/ferida. Ci sono però anche
qui alcune eccezioni che descriverò in seguito. Nella prima eccezione,
le forme maschili che in precedenza hanno avuto nella lingua latina
una –n finale, l’intercalano nella forma femminina (cat.
rodó/rodona). Nella seconda eccezione, le voci maschili che finiscono
in occlusiva sorda, la digradano nella corrispettiva fricativa (antík/antíg
a per antic/antiga). Nel dialetto algherese esistono anche delle forme
analogiche di fronte alla forma unica della lingua catalana (dfísil/dfísira
per difícil e fásil/fásira per fàcil) (Blasco
Ferrer 1984b, 107-108).
Le forme organiche del comparativo si comportano nell’algherese
dello stesso modo che nel catalano come si può vedere in mag’ór
per major, manór per menor, més mál per pitjor
ma e mil’ór per millor. Nel comparativo inorganico si possono
osservare certa assomiglianza con quello della lingua italiana. Nel
catalano è formato con que mentre nell’algherese è
usato de (més fort de tu per més fort que tu). Questo
proviene dell’influsso sardo. Il superlativo relativo è
formato tanto nella lingua catalana come nel dialetto algherese in modo
analitico. Nel superlativo assoluto invece si può vedere nuovamente
gli influssi italiani ed anche sardi, in cui si può osservare
il raddoppiamento dell’aggettivo (grók grók per
molt groc e trénda trénda per tendríssima) (Blasco
Ferrer 1984b, 110-113).
Nel catalano esistono tre possibilità di concordanza fra aggettivo
e sostantivo. Quelli sono a) l’accordo totale (belles fulles),
b) l’accordo parziale (abnegació commovedora) e l’assenza
completa dell’accordo. Nel dialetto algherese si possono osservare
le due prime varianti, anche se la seconda non è molto usata
(Blasco Ferrer 1984b, 114).
Il campo della flessione verbale
è molto complesso, soprattutto in comparazione a quella della
lingua catalana. Per questa ragione ho eletto soltanto alcuni tempi
verbali e mi sono limitata a descrivere una o due caratteristiche. I
tempi verbali nell’algherese sono un tema molto speciale perché
si comportano di maniera diversa in ogni dialetto catalano. I primi
mutamenti si possono osservare già nelle forme dell’infinito.
Le principali caratteristiche hanno però piuttosto a che fare
con influssi lessicali delle lingue in contatto. Alcune forme sarde
ed italiane sono triurá per la forma sarda triuláre o
astrupiá per la forma italiana storpiare (Blasco Ferrer 1984b,
138).
Soprattutto nel presente indicativo ci sono solo poche concordanze con
il catalano in quanto alle desinenze. Alcune caratteristiche importanti
da menzionare sono le seguenti. Tanto la prima persona singolare, che
finisce sempre in consonante (cant, dic, múir), come la terza
persona plurale, che termina sempre in –an (cantan, dorman, vidan),
hanno la stessa desinenza per tutte le coniugazioni (Blasco Ferrer 1984b,
139).
Il presente congiuntivo invece, si comporta dello stesso modo che nella
lingua catalana. La prima, che finisce in –i (canti, dormi, vidi),
seconda, uscente in –is (cantis, dormis, vidis) e terza persona
del singolare, che termina in –i (canti, dormi, vidi) e la terza
del plurale, che finisce in –in (cantin, dormin, vidin), hanno
la stessa desinenza per tutte le coniugazioni (Blasco Ferrer 1984b,
145).
Nel presente imperativo, il catalano e l’algherese sono anche
molto simili. La prima (che finisce in –a, e la seconda coniugazione,
che finisce in –u o consonante, mostra la stessa desinenza tanto
nel catalano come nell’algherese (canta, móu,vén).
Nella terza coniugazione c’è soltanto la differenza che
nel catalano ci può essere anche la finale –e, o una consonante
(cobri per cobreix) accanto alla –i, mentre nell’algherese
esiste soltanto la desinenza –i (Blasco Ferrer 1984b, 147).
Per quanto all’imperfetto indicativo, è interessante che
si possono osservare ancora le forme –iva ed –eva esistenti
in testi catalani arcaici (glotiva, aprendeva). Non da dimenticare sarebbe
anche il fatto che le desinenze della prima coniugazione sono le stesse
che nel catalano (anava, anaves, anava, anàvem, anàveu,
anaven). C’è da osservare però che in alcuni casi
si può trovare anche qui forme catalane che corrispondono all’algherese
antico come gaudia invece di gaudiva (Blasco Ferrer 1984b, 148).
Nell’imperfetto congiuntivo c’è una grande assomiglianza
fra il catalano e l’algherese. L’unica differenza si trova
nella mancanza della seconda –s nella seconda persona del singolare
ed in tutte le forme del plurale. In origini, tutte le desinenze sono
uguali (-si, -sis, -si, -sim, -su, -sin). Il tipo di coniugazione si
vede soltanto nella vocale che si trova davanti a queste (-é-,
-í-, -é-). Un verbo algherese coniugato nell’imperfetto
congiuntivo avrebbe le forme seguenti: mirési, mirésis,
mirési, mirésim, mirésu, mirésin (Blasco
Ferrer 1984b, 153).
Per gli avverbi derivati da aggettivi,
tanto il catalano come l’algherese hanno adottato la formazione
perifrastico-ablativale dalla forma femminina con –ment (malament,
clarament). Negli avverbi di luogo algheresi sono molto simili a quelli
catalani. Si può però osservare molti casi con una –n
parassita che mostrano un’agglutinazione analogica di an- come
in anankí per aquí o andamúnt per damunt (Blasco
Ferrer 1984b, 172-173). Nel caso degli avverbi di tempo, i cambi hanno
soprattutto a che fare con influssi sardi od italiani e con i cambi
fonologici (Blasco Ferrer 1984b, 174-175). Lo stesso è valido
per gli avverbi di modo e di quantità in cui l’influsso
italiano è però ancora più forte (Blasco Ferrer
1984b, 178-180).
Lessico
Il lessico del dialetto algherese rappresenta una struttura dicotomica.
In genere, il vocabolario frequentemente usato rimane invariato ed arcaico
mentre le parole quasi mai usate sono sottoposte a mutamenti veloci
ed a prestiti. Il lessico algherese può essere diviso in quattro
settori secondo il rapporto che hanno con l’algherese del Trecento.
Nel settore identico, il concetto espresso ha conservato su significante
fino ad oggi. Questo fenomeno vale per esempio per i colori (bránk
per blanc, valmel per vermell o vélt per verd). Nel settore difettivo
si sono conservate solo alcune varianti per esprimere lo stesso concetto
(l’étra per lletra e carta). Il settore complementare è
il contrario del difettivo. Il dialetto d’Alghero conosce, accanto
al significante catalano, un’altra variante caratteristica che
ha finito per sovrapporsi alla forma catalana (mar, marína).
Nel settore innovatore si rinnovano le unità lessicali mediante
derivazione o composizione, prestiti o per via interna. Il lessico algherese,
ha una forte tendenza per rinnovarsi mediante fonti esogeni, vale a
dire il sardo e l’italiano. Nel caso del sardo è importante
menzionare gli prestiti mediante il risanamento di voci. Questo vuol
dire che le parole d’origine catalana o spagnola sono passate
prima al sardo e dopo l’influsso fonologico hanno finito per inserirsi
nel dialetto algherese (Blasco Ferrer 1984b, 219-220).
L’influsso sardo nel dialetto algherese è abbastanza forte,
soprattutto nel lessico di tavola, malattie, mestieri ed uccelli. Si
tratta però di un sardo generale e arcaico che risale ai primi
contatti con i colonizzatori catalani. Anche l’influsso italiano
non è da dimenticare giacché negli ultimi decenni ha aumentato
notevolmente dovuto ai mass-media ed all’evoluzione tecnologica
(Blasco Ferrer 1984b, 232).
A continuazione vorrei descrivere
le interferenze lessicali più importanti nell’algherese.
La sostituzione di significante in cui l’unità catalana
è sostituita da un prestito alloglotto, è l’interferenza
più comune. Alcuni esempi per questo fenomeno sono mésu
per agotzil e kantsánt per cementiri (Blasco Ferrer 1984b, 306-307).
L’aggiunta d’un nuovo significante d’origine allogena
alla parola catalana (katsótu per pún, budína per
prug’éta) è un fenomeno tipico per una situazione
diglossica e produce un’ipertrofia sinonimica (Blasco Ferrer 1984b,
307).
La polisemia, che è l’annessione di un significato ad un
significante diverso, ha un effetto di accrescimento di significato
per il lessema adottato (askólg’a per closca e escorça)
(Blasco Ferrer 1984b, 307).
A proposito del ridimensionamento esistono due tipi importanti. Nel
primo procedimento si conserva l’opposizione di almeno due concetti
variando soltanto la forma dei lessemi primari mediante la loro derivazione
(kul’aró/kul’éra per culler/cullera). Il secondo
tipo di ridimensionamento tende nell’algherese alle costruzioni
analitiche (véura/véura tóna per veure/reveure).
(Blasco Ferrer 1984b, 308-309).
Nell’ambito della suffissazione si può osservare un scambio
di suffisso come ristrutturazione all’interno del lessico (káru/karéta
per carreta/carretó e prúg’a/prug’éta
per pluja/plugina) (Blasco Ferrer 1984b, 309).
Un ultimo tipo di spostamento consiste nella sostituzione del lessema
con un derivato del lessema-base (baldúfura per baldufa e ankravá
per clavar) (Blasco Ferrer 1984b, 309).
Esempio generale
A continuazione vorrei dimostrare le caratteristiche fonologiche ed
alcune di tipo lessicale prima descritte mediante un testo algherese.
Si tratta del discorso di saluto tenuto da Joan Palomba durante la cerimonia
d’inaugurazione del Primer Congrés Internacional de la
Llengua Catalana che ebbe luogo nel 1906 a Barcelona.
“A mi, que am afecta de germà y em (sic!) entusiasmo de
astudiós s’vengut tras vusaltrus atravers tanta mar, confiant
en la benevolencia y en la cortesía vostra, ma sigui cuncedit
portar lu salud de la mia ciutat nativa.Analli dabax, vers l’urient,
ahont la mar sa frangi a las costas de Sardenya, la bella Alguer filla
de Catalunya té encara viu lu recort de la mare patria. L’aria
que mus vé cara maití de l’uccident ademunt de las
ondas, mus porta ‘l vostru salud y al maití am las primeras
arietas, vé la nostra a vusaltrus, germans allunyats.Y ananquí,
ahont las regions que pensan y parlan el gloriós idioma català
son representadas, razón també afectuós y alt lu
salud dels meus concitadins algueresus, salud que jo port a vusaltrus
ne (sic!) meu dialecto materno, cert com só, que las mias paraulas
trobarán, sense menester d’interpretes, lo camí
del vostru cor.Salut vus-altrus, apóstuls del pensament, que
an aquex di asa us portau lu més gran tribut d’honor a
la Patria; salud lus amichs astrangers que portau, com salud de amor
y de fratelansa, la paraula de las nacions germanas.Salut, en fi, augurant
en aquex congrés internacional la fulgida gloria que aspera sol
a lus grans ideals y la realisació del sou somni”. (Nughes
1996, 14). am, em-amb; afecta-afecteastudiós-estudiós;
vusaltrus-vosaltresma-em; cuncedit-concedit;lu-el; mia-meval’urient-l’orientlas
costas-les costeslu-elmus-ens; cara-cadal’uccident-l’occident;
las ondas-les ondes; mus-ens; vostru-vostro; am-amb; las primeras arietas-les
primeres arietes; vusaltrus-vosaltres; las-les; pensan-pensen; parlan-parlen;
representadas-representades; lu-el; concitadins algueresus-conciutadins
algueresos; jo port-jo porto; vusaltrus-vosaltreslas mias-les mevesvostru-vostrovus-altrus-vosaltres;
apóstuls-apostolsan-en; portau-porteu; lu-ellus-els; astrangers-estrangersportau-porteulas-les;
germanas-germanesaspera-espera; lus-elssou-seu
Riassunto
Per la situazione linguistica attuale, la presenza catalana e spagnola
ha giocato un ruolo molto importante. Durante il dominio catalano, la
città d’Alghero ebbe il suo massimo splendore, che crollò
durante il periodo spagnolo per finire dal tutto nell’epoca sabauda.
Questo processo non esisté soltanto nel settore politico ed economico,
ma anche rispetto all’atteggiamento linguistico. I contatti con
la Catalogna ruppero e s’impose l’italiano che ebbe come
conseguenza l’abbandono del catalano parlato ad Alghero fino al
retrobament in cui eruditi di diversi settori hanno cominciato a rivalutare
quel dialetto. Soprattutto allora cercano di farlo rinascere perché
l’uso di questo dialetto diminuisce moltissimo con ogni generazione.
Oggigiorno ci sono soltanto piccoli progetti in diverse scuole per conservare
l’algherese perché per l’uso ufficiale sarebbe necessario
il riconoscimento da parte dello Stato italiano che si oppone però
a farlo. Secondo me, è un circolo vizioso perché senza
quel riconoscimento, il dialetto algherese non può essere insegnato
come materia ufficiale nelle scuole. Questo però, rivaluterebbe
molto la parlata d’Alghero ed avrebbe come risultato che le persone
parlassero l’algherese correttamente e che il dialetto si estenderebbe.
Nonostante la negazione da parte del governo italiano, i pochi contributi
delle mass-media e poeti hanno un importante ruolo nella conservazione
del dialetto algherese perché contribuiscono a rallentare il
crollo di quello.
Con avere un’idea generale delle caratteristiche intralinguistiche
del dialetto algherese, si possono osservare cose varie. Dopo il dominio
catalano, tanto la lingua catalana come il dialetto algherese si sono
sviluppati in direzioni diverse. Mentre il catalano è rimasto
più o meno uguale, l’algherese è stato influito
dallo spagnolo, italiano antico, sardo ed italiano moderno. Gli catalani
immigranti in tempi moderni ed il trattamento uguale di alcuni fenomeni
in ambi posti giustificano certa uguaglianza fra il catalano moderno
e l’algherese. In genere, il dialetto d’Alghero è
però molto diverso del catalano della Penisola, dovuto in gran
parte al tempo che ha passato senza contatto con la Catalogna ed ai
forti influssi del sardo e dell’italiano.
Bibliografia
Armangué i Herrero, J.: Estudis sobre la cultura catalana a
Sardenya. Barcelona: Institut d’Estudis Catalans 2001
Azienda Autonoma Soggiorno e Turismo: http://www.infoalghero.it/html/citta_territorio_il_comune_di_alghero.shtm,
19.04.2003
Blasco Ferrer, E.: Storia linguistica della Sardegna. Tübingen:
Max Niemeyer, 1984a
Blasco Ferrer, E.: Grammatica storica del Catalano e dei suoi dialetti
con speciale riguardo all’Algherese. Tübingen: Günter
Narr 1984b
Blasco Ferrer, E.: Handbuch der italienischen Sprachwissenschaft.
Berlin: Erich Schmidt, 1994a
Blasco Ferrer, E.: Il catalano di Alghero nei secoli XIX e XX in:
Mattone, A./Sanna, P. [ed.]: Alghero, la Catalogna, il Mediterraneo.
Storia di una città e di una minoranza catalana in Italia (XIV-XX
secolo). Sassari: Gallizzi, 1994b
Blasco Ferrer, E.: Dossier sulla ricerca IRRE: Lingua e cultura catalana
nella scuola algherese in: La Minoranza Linguistica Catalana di Alghero:
aspetti educativi e culturali. Cagliagi: IRRE Sardegna, 2002
Carbonell, J./Manconi.F.[ed.]: Els catalans a Sardenya. Barcelona:
Fundació Enciclopedia Catalana, 1997
Caria, R.: Alghero, lingua e società. La minoranza catalana
tra passato e futuro. Sassari: EDES, 1990
Colledanchise, A.: Aspetti psico-sociolinguistici da una indagine
quantitativa sull’algherese in: Mattone, A./Sanna, P. [ed.]:
Alghero, la Catalogna, il Mediterraneo. Storia di una città
e di una minoranza catalana in Italia (XIV-XX secolo). Sassari: Gallizzi,
1994
Comune Alghero: http://www.comune.alghero.ss.it/territoriomuseo/italiano/lingua.htm,
26.03.2003
Comune Alghero: http://www.comune.alghero.ss.it/infoturist/chiese.htm,
06.04.2003
Eberenz, R.: Katalanisch und Romanisch In: Holtus, Günter/ Metzeltin,
Michael [ed.]: Lexikon der romanistischen Linguistik. Bd. VII. Tübingen:
Max Niemeyer, 1991
Grossmann, M.: Com es parla a l’Alguer? Enquesta sociolingüística
a la població escolar. Barcelona: Barcino 1983
Guarnerio, P.E.: Il dialetto catalano d’Alghero in: Archivio
glottologico italiano IX. Roma: Ermanno Loescher 1886
Hübl, V.: Die katalanische Minderheit in Alghero. Diplomarbeit:
Universität Salzburg, 1998
Loi Corvetto, I./Nesi, A.: La Sardegna e la Corsica. Torino: Utet,
1993
Maresma i Associats: http://www.partal.com/alguer/llei.htm, 08.04.2003
Marras, A.: http://digilander.libero.it/internav/Sardegna_storia/storia_4.htm,
26.03.2003
Mattone, A.: Per una storia economica e civile della città
di Alghero in: Mattone, A./Sanna, P. [ed.]: Alghero, la Catalogna,
il Mediterraneo. Storia di una città e di una minoranza catalana
in Italia (XIV-XX secolo). Sassari: Gallizzi, 1994
Mediatica sas: http://www.alguer.it/info/algheroneltempo/lacatalanizzazionedialghero.html,
26.03.2003
Mori i Mayans, I.: Lingua standard e dialetto ad Alghero in: in: Mattone,
A./Sanna, P. [ed.]: Alghero, la Catalogna, il Mediterraneo. Storia
di una città e di una minoranza catalana in Italia (XIV-XX
secolo). Sassari: Gallizzi, 1994
Nughes, A.: http://www.adalghero.it/portale/catalano.htm, 26.03.2003
Nughes, A.: http://www.adalghero.it/portale/corallo.htm, 19.04.2003
Nughes, A.: http://www.adalghero.it/portale/lingua.htm, 26.03.2003
Nughes, A.: http://www.adalghero.it/portale/tradizioni.htm, 19.04.2003
Remberger, E.-M.: http://www.spinfo.uni-koeln.de/~eremberg/Alguer.pdf,
26.03.2003
Röntgen, K.H.: Einführung in die katalanische Sprache. Bonn:
Romanistischer Verlag 1990³
Saltarelli M.: Fonologia e morfologia algherese in: Archivio glottologico
italiano. Vol. LV. Firenze: Le Monnier 1970
Scrittore anonimo: http://www.lasardegna.com/alghero/, 26.03.2003
Veny, J.: Katalanisch: Areallinguistik In: Holtus, G./ Metzeltin,
M. [ed.]: Lexikon der romanistischen Linguistik. Bd. V. Tübingen:
Max Niemeyer, 1991
Veny, J.: L’alguerès i la llengua estàndard In:
Maninchedda, P.: La Sardegna e la presenza catalana nel Mediterraneo.
Vol. 1. Cagliari: CUEC, 1998
|