Introduzione
La lingua parlata nella città d’Alghero, il catalano, è un residuo del dominio catalano e fa parte della dialettologia catalana. La città presenta un fenomeno storico e linguistico considerevole giacché da sei secoli conserva quasi intatta la lingua, le tradizioni ed abitudini nonostante la gran distanza tra Alghero e la Catalogna. Il catalano ad Alghero è una minoranza linguistica, vale a dire una lingua sostituita dall’italiano, per la quale il governo ha presentato un concetto giuridico con cui deve essere conservata l’indipendenza linguistica e culturale. Le generazioni più giovani non sanno parlare o scrivere più il catalano e le poche iniziative che esistono non possono evitare la veloce decrescenza della lealtà linguistica.
Oggigiorno, lo Stato italiano e le regione autonome della Sardegna considerano il catalano d’Alghero ufficialmente come una minoranza linguistica. Questo riconoscimento non ha però ancora trovato un’espressione concreta da parte delle autorità regionali e nazionali in senso di una protezione diretta.
Siccome lo studio sul catalano ad Alghero come minoranza linguistica è molto complesso, voglio dare soltanto un’idea generale della storia linguistica esterna ed interna. Comincerò il mio lavoro con una descrizione generale. In questo primo capitolo voglio precisare tanto la situazione geografica come la situazione politica, economica e culturale. A continuazione darò un’idea dello sfondo storico come transizione alla situazione sociolinguistica che metterò in chiaro nel secondo capitolo. Da questo punto di vista elaborerò a fondo l’uso del catalano, casi di diglossia e bilinguismo. Nella terza parte della mia elaborazione darò la massima importanza al processo della standardizzazione. Le caratteristiche del catalano in confronto all’algherese saranno la fine della mia analisi. In questo ultimo capitolo descriverò i cambi fonetici, morfologici, lessicali e della sintassi più importanti.

Idea generale della città d’Alghero
Situazione attuale
Alghero è l’unica città in Italia in cui si parla ancora una varietà catalana. Il Comune di Alghero in cui abitano all’incirca di 40 mila persone, si trova sull’isola Sardegna che fa parte dello Stato italiano. È situato all’incirca di 30 chilometri a sudovest della città Sassari e si estende su 225 chilometri quadrati. Alghero è dotato d’un aeroporto e ha un assetto economico in cui prevale, insieme al turismo, la produzione vitivinicola e qualche attività artigianale e piccola industriale. Altri settori come l’agricoltura od i commerci marittimi sembrano invece essere fenomeni recessivi. In quanto al turismo, si sta solo da poco cercando di diversificare le presenze in favore di più ampie fasce d’utenza
(http://www.infoalghero.it/html/citta_territorio_il_comune_di_alghero.shtm).

Nel celebrare certe feste religiose, gli algheresi conservano ancora usanze speciali, quasi tutte lasciate dagli aragonesi. Un interesse speciale merita la notte della vigilia di S. Giovanni. Durante la notte si balla fino a tardi e molte bigotti stanno anche tutta la notte a pregare. L’indomani si può dire che s’inaugura la stagione dei bagni. La festa si chiude con la tradizionale corsa dei cavalli alla sarda cui arrivo è la chiesa
(http://www.adalghero.it/portale/tradizioni.htm).
Un carattere molto interessante ha anche la settimana santa sebbene le funzioni religiose siano uguali dappertutto. Le processioni della settimana santa si fanno dopo l’Ave Maria e si ritirano alla mezzanotte. Quattro preti, vestiti con un lungo drappo rosso di seta e con una lunghissima barba bianca finta, portano la bara. Un’infinità di donne segue la processione che fa il voto d’accompagnare la Madonna in cerca del figlio. Tutte le donne sono vestite di nero e portano una candela. Il sabato santo, appena cominciano a squillare le campane, l’aria rintrona di spari di fucile e d’allegria (http://www.adalghero.it/portale/tradizioni.htm).

L’artigianato è certamente uno degli elementi più caratteristici d’Alghero, di tutta l’isola e dei suoi abitanti. L’arte popolare affonda le sue origini nella storia più antica. Inizialmente si espresse nella produzione d’oggetti destinati ad un uso domestico. L’artigianato si è evoluto nel tempo anche con l’influenza dei popoli dominatori, ma sempre senza tradire le sue origini. Attualmente i prodotti si sono spesso adeguati alle fogge e alle tonalità del colore richieste dai gusti o dalle necessità funzionali più recenti.
Un genere artigianale molto diffuso è la ceramica. Fin dall’antichità i sardi hanno prodotto terrecotte di grande valore estetico, con canoni di semplice eleganza e di funzionalità. Attualmente si propongono anche delle buone innovazioni ed accanto si mantengono le antiche forme negli utensili, nelle brocche decorate e non nelle ciotole e nei tegami grezzi. Sono da evidenziare anche certi sistemi di colorazione, talvolta operata ancora con succhi vegetali, ed il sistema di cottura con la fiamma viva (http://www.adalghero.it/portale/corallo.htm).

Fondo storico
La storia della Sardegna è stata fortemente influita della presenza catalana che ha durato all’incirca di due secoli. Il periodo catalano-aragonese cominciò ufficialmente nel 1297 con l’investitura del re d’Aragona da parte del papa Bonifacio VIII. La vera conquista dell’isola ebbe luogo a partire del 1323 e gli aragonesi si espansero dal sud della Sardegna verso nord. Le motivazioni furono soprattutto la produzione cerealicola, presenza d’argento e le saline. Gran parte dell’amministrazione e della milizia fu d’origine catalana e molti catalani colonizzarono la Sardegna. Per questo motivo la lingua dei conquistatori riuscì velocemente a dominare la vita quotidiana.
Il fatto che ci sia un’isola linguistica catalana precisamente nella provincia di Sassari, ha ragioni varie. La città Alghero fu sistematicamente catalanizzata nel secolo XIV. In quel periodo la città ebbe ancora una grande importanza in senso strategico ed economico. Dopo una rivolta nel 1354 fu occupata ed i Sardi e Genovesi furono espulsati. Gli fu anche proibito per molto tempo di riprenderci la residenza. Con aiuto di diversi privilegi si riuscì a colonizzare Alghero con immigranti provenienti da territorio aragonese. Quando i Sardi ebbero di nuovo il permesso per riprendere la residenza nella città, considerarono il catalano come una lingua di prestigio. Come conseguenza adottarono la lingua catalana e certamente non senza lasciar tracce sarde nel catalano algherese. Dovuto a varie epidemie della Peste decrebbe fortemente il numero di cittadini (Blasco Ferrer 1984a, 140-141).
Con l’occupazione spagnola e l’abolizione di molti privilegi a questo proposito, cominciò il crollo della città d’Alghero. Anche come base marinaia diventò sempre meno importante. La lingua catalana della città poté invece di questa maniera sopravivere in modo migliore. Con il dominio spagnolo iniziò anche ad interrompersi il contatto con la Catalogna. Alcuni cambiamenti sostanziali ebbero luogo nel campo ecclesiastico con l’introduzione delle abitudini religiose spagnole. Con l’assunzione del potere da parte della casa di Savoia ruppe incluso il rapporto con tutta la Penisola Iberica (Blasco Ferrer 1984a, 160-162).
Durante il dominio sabaudo, l’amministrazione non apportò nessun beneficio di rilievo dovuto al disinteresse del governo per i problemi dell’isola. Sul piano socio-economico è da sottolineare la riorganizzazione delle strutture agricole meno favorite mediante prestiti di grano. Con l’unificazione politica dell’Italia nel 1861 finì lo status di colonia della Sardegna, ma questo evento politico non ebbe grandi alterazioni nelle strutture sociali e culturali (Blasco Ferrer 1984, 167-168). Una speciale importanza sul piano socio-politico ebbe invece la Brigata Sàssari durante la Prima Guerra Mondiale che fece crescere l’interessamento ai problemi reali della Sardegna contadina e pastorale. Il periodo fascista è caratterizzato dall’insurrezione di nuovi nuclei di popolazione alloglotta. L’emigrazione del dopoguerra ebbe come conseguenza più duratura un nuovo atteggiamento linguistico positivo per la lingua ufficiale, l’italiano. Con lo statuto d’autonomia del 1948, la Sardegna ha vissuto diversi e profondi mutamenti nelle strutture socioeconomiche. Gli anni ’70 e ’80 si distaccano per una crescente insoddisfazione dovuta al carattere assegnato al sardo rispetto all’italiano (Blasco Ferrer 1984a, 170-171).
Così il dialetto catalano rimase isolato. In Catalogna si dimenticò per completo l’esistenza del dialetto catalano ad Alghero e anche nella coscienza linguistica dei cittadini d’Alghero non esisté più fino alla seconda metà del Ottocento quando l’isola linguistica catalanofona rinacque.

Situazione sociolinguistica
Un conflitto linguistico è presente quando ci sono due lingue completamente diverse nella stessa comunità e i due codici formano una situazione di non-parità. Questo vuol dire che una lingua domina tanto i settori più importanti della vita quotidiana come la politica, l’amministrazione, le medie, la scuola etc. come la comunicazione con altre comunità linguistiche e l’altra lingua è usata soltanto in situazioni informali soprattutto nel nucleo famigliare e per esprimere grandi emozioni. La stessa cosa succede con l’algherese ed il sardo in confronto all’italiano presentante così una situazione di bilinguismo diglossico (Blasco Ferrer 1994b, 694-696). Questo fenomeno porta ad un impoverimento del repertorio linguistico dei parlanti e della stessa comunità perché non riescono a dominare il proprio standard e perché uno sviluppo culturale normale è impossibile. Se la lingua con minore utilità culturale non supera la situazione di marginalità in cui si trova, la situazione prima menzionata la farà sparire (Mari i Mayans 1994, 704-705).

Dati statistici
Infatti, c’era ad Alghero venti anni fa, secondo un’indagine allora fatta, una situazione di bilinguismo diglossico, dove l’algherese ed il sardo si trovava in competizione con l’italiano, la lingua di maggior prestigio. Tra il sardo e l’algherese non si può osservare nessun tipo di competenza, dovuto all’inevitabile integrazione dei due gruppi e si può osservare che il caso del sardo e dell’algherese è un esempio tipico di lingue in contatto (Colledanchise 1994, 707-708).
Nell’indagine prima menzionata sono stati intervistati 153 giovani di cui il 64% erano femmine ed il 36% maschi. Il concetto di competenza attiva è applicato alle tre lingue presenti nella società d’Alghero. Vuol dire, all’italiano, sardo ed algherese. La somma dei parlanti algheresi arriva ad una cifra del 28,2% e dei parlanti sardi a quella del 20,1%, lo che conferma la solidarietà fra il sardo e l’algherese. È interessante che sono piuttosto gli uomini che s’impegnano per conservare l’algherese. Il 29,2% dei maschi parla abitualmente algherese mentre la somma delle femmine arriva a soltanto il 21,8%. Questo fenomeno si deve probabilmente alla ribellione globale contro la vecchia cultura dovuto principalmente al processo di liberazione della donna (Colledanchise 1994, 708-714).
In confronto alla competenza attiva, la somma degli intervistati che hanno competenza passiva dell’algherese e del sardo, è molto più alta. In totale, il 64% capisce l’algherese ed il 48,3%, il sardo. Per quanto concerne la differenza dei sessi, la situazione è la stessa che nella competenza attiva. Non da dimenticare è anche il fatto che il 13,7% degli intervistati hanno una competenza passiva anche in altri idiomi non-sardi presenti nella comunità d’Alghero come per esempio il sassarese, gallurese, veneto-giuliano e ferrarese. Il dato più stupefacente in questa situazione è il rapporto fra maschi e femmine. Le femmine arrivano ad una somma di 19,3% mentre i maschi rimangono ad una cifra di 5,4%. La causa per questo fenomeno è probabilmente la marginalità ambientale di questi gruppi familiari. Per la stessa ragione questi idiomi non compaiono nella competenza attiva. L’uso di questi dialetti è limitato a situazioni famigliari (Colledanchise 1994, 708-714).
Un ultimo dato importante è che i genitori dei giovani intervistati hanno in maggior parte conservato il proprio dialetto. Il 51,4% dei genitori hanno competenza attiva dell’algherese ed il 41,1% del sardo. Questo conferma un’altra volta l’opinione generale sull’algherese ed il sardo. Vuol dire che fra queste due lingue non ufficiali esiste una sorta di solidarietà (Colledanchise 1994, 708-714).

Situazione attuale
Oggigiorno si può osservare che la diglossia con bilinguismo è sostituita gradualmente dalla diglossia senza bilinguismo. Questo vuol dire che poco a poco sparisce quella lingua con cui gli abitanti d’Alghero hanno in precedenza, quando c’era ancora il bilinguismo diglossico, conversato con altre comunità linguistiche: il sardo. I parlanti algheresi d’Alghero tendono ad acquisire quel codice che gli da una possibilità più alta per essere accettati dalla società italiana. Questo fenomeno porta ad un uso del dialetto poco spontaneo ed insicuro. La conseguenza più duratura sarebbe l’abbandono del dialetto da parte di tutti i parlanti (Blasco Ferrer 1994b, 694-696).
Le cause per questo fenomeno si trovano nel settore sociologico e psicologico. I giovani d’oggi crescono con l’identità italiana dato che l’educazione ed acculturazione sono impartite in lingua italiana quindi vedono l’algherese come lingua estranea alla propria cultura. Un fenomeno simile si può percepire nell’ambito famigliare, dove i genitori hanno educato i primi nati in algherese e gli altri in italiano. Non è da dimenticare la forte influenza dei mass-media sui giovani. Questa generazione è continuamente esposta alle comunicazioni delle televisioni, dei giornali etc. che si esprimono in lingua italiana. Anche nei posti di lavoro e soprattutto in quelli pubblici domina l’italiano. Un altro elemento importante nel settore sociologico è l’assenza di una tradizione scritta. Questo non solo intensifica la subordinazione dell’algherese all’italiano ma contribuisce anche alla scomparsa d’alcuni supporti della lingua come per esempio la cultura popolare di tradizione orale (Colledanchise 1994, 717).
Nonostante, si deve menzionare le due immagini diverse della coscienza linguistica e dell’identità. Per una parte gli algheresi si sentono algheresi e per l’altra, vedono Alghero come una città moderna e progressista. In questo modo si staglia contro il mondo sardo rurale e regressivo. Soltanto a livello politico-amministrativo e geografico può succedere che alcuni cittadini si dichiarino sardi perché Alghero si trova in Sardegna. Una specie di sensazione d’appartenenza verso la Catalogna è soltanto visibile nel senso che delimita ancora di più dai sardi. Non vedono invece un problema in sentirsi come parte dello Stato italiano. L’identità algherese si vede complementare verso quella catalana ed italiana, ma in opposizione verso la sarda. Un altro punto di vista è quella che gli algheresi sarebbero una mescolanza fra l’italiano ed il sardo ma di provenienza catalana che è però, dal punto di vista etnico e linguistico, molto sovrapposta. (Hübl 1998, 54-55)

Situazione glottopolitica
Tra la fine dell’Ottocento ed il primo decennio del Novecento, alcuni intellettuali algheresi hanno avvertito il rischio dell’irrimediabile perdita dell’antica identità linguistica, storica e culturale della città. A questo proposito hanno fatto conoscere alla Penisola Iberica l’esistenza della Barceloneta e d’alcuni poeti e letterati che hanno ritrovato le loro radici nella madrepatria catalana (Mattone 1994, 816).

Rinascimento del dialetto catalano
Le premesse del primo retrobament risalgono agli anni Sessanta del‘800 quando gli ambienti letterati catalani scoprirono la realtà algherese e quando l’archeologo Francesc Martorell i Peña fece conoscere delle composizioni poetiche algheresi. Fu però il catalano Eduard Toda y Güell a ridefinire la fisionomia del primo retrobament con la pubblicazione del libro L’Algher nel 1888 (Mattone 1994, 816).
Con la nascita della Agrupació catalanista de Sardenya nel 1902, il retrobament algherese fa propria l’ideologia del nazionalismo catalano di fine secolo ed allo stesso tempo matura la consapevolezza della propria situazione di minoranza etnico-linguistica in Italia (Mattone 1994, 816-817).
Fra le problematiche sollevate dal movimento del retrobament, la questione linguistica era l’elemento più importante. Sul Primer Congrés de la Llengua Catalana, è diventato chiaro quanto bisognava rinnovare il proprio dialetto e la propria identità. E a questo proposito trovare una forma ortografica per l’algherese. Per questo motivo sono nate le prime grammatiche del dialetto algherese come quella del maestro elementare Giovanni Palomba o quella del farmacista Giovanni Pais. In ambedue grammatiche si è cercato d’adottare alcune caratteristiche di tutte le varietà ortografiche esistenti per stabilire una norma valida (Armangué i Herrero 1998, 358-363) Il Diccionari – Alguerés – Català – Italià di Palomba, rimase invece allo stadio di progetto. Anche nel processo di standardizzazione ed unificazione del catalano sancito nel 1913, il dialetto d’Alghero è rimasto escluso. I legami culturali con la Catalogna si fecero sentire invece qualche anno più tardi, quando il linguista Antonio Maria Alcover pubblicò il Diccionari Català, Valencià, Balear, che comprendeva anche varie voci del dialetto algherese. Nel secondo decennio del Novecento, il movimento del retrobament entrò in un periodo di diminuzione dovuto in gran parte al regime fascista. Con il tempo, la crisi dell’algherese è diventata sempre più profonda ed i mutamenti degli anni Cinquanta-Sessanta hanno determinato un’emarginazione ancora più forte di quella parlata. (Mattone 1994, 817-819).
Per questa ragione matura il movimento del secondo retrobament. Siccome nella Spagna si trovava ancora sotto il regime franchista, tutte le minoranze linguistiche seguivano ignorate e oppresse. Di conseguenza, la città Alghero presentava un’isola linguistica catalana nell’esilio ed il secondo retrobament finì in una dimensione piuttosto ristretta (Mattone 1994, 820). Nonostante, si fondarono e rifondarono numerose istituzioni che davano la massima importanza alla letteratura ed al teatro in lingua catalana. Anche se quelle iniziative sembravano essere molto vivaci, questo secondo retrobament si è limitato ad un livello culturale e letterario piuttosto alto e non ha potuto veramente attrarre la massa. Ciononostante aveva una grande importanza per la conservazione dell’identità algherese (Hübl 1998, 42-44).
Il terzo retrobament si è sviluppato negli anni Settanta in un contesto politico e culturale totalmente nuovo. “La caduta del franchismo in Spagna e la nascita di un governo regionale in Catalogna, il <<revival etnico>> delle minoranze d’Europa, l’affermarsi di una nuova attenzione ai problemi linguistici danno nuova linfa al dibattito sull’identità della comunità algherese” (Mattone 1994, 820). A differenza del secondo retrobament, i problemi hanno appassionato anche l’opinione pubblica e sono finiti anche per coinvolgere le organizzazioni politiche e le amministrazioni comunali. Nuove associazioni e nuovi centri culturali si sono impegnati nella rivalutazione delle antiche tradizioni e nella difesa della comunità catalana. Le diverse istituzioni hanno seguito anche scopi vari. Una posizione era quella di “accelerare un processo di allineamento dell’algherese allo standard del catalano ufficiale” (Mattone 1994, 821). Un’altra idea consisteva nella rigorosa “difesa del catalano tradizionale di Alghero” (Mattone 1994, 821). L’ultimo progetto attentava a “salvaguardare le peculiarità culturali della comunità algherese, all’interno di un graduale avvicinamento al catalano ufficiale” (Mattone 1994, 821). A questo proposito è stato pubblicato il Diccionari català de l’Alghuer di Josep Sanna nel 1988 in cui è fissata l’ortografia e raccolta gran parte del lessico algherese. Sanna e i suoi collaboratori sono riusciti a fare un gran passo verso la standardizzazione dell’algherese. È ovvio che nel suo dizionario si trovino anche molti sardismi ed italianismi già introdotti nel sistema linguistico (Veny 1998, 563-564).
In somma, si vede che la questione linguistica comprende anche tutti i problemi che hanno a che fare con la protezione e rivalutazione dell’identità culturale della comunità d’Alghero. Le discussioni sul futuro del dialetto catalano d’Alghero certamente continuano, ma si vedono inserite in un contesto culturale profondamente rinnovato. Soprattutto oggigiorno ci si può osservare un ambiente culturale molto vivace ed un’opinione pubblica aperta e sensibile ai problemi dell’identità storica e culturale d’Alghero. Anche la questione sulla standardizzazione della varietà catalana d’Alghero è ancora molto attuale. Come prima detto, ci sono diversi atteggiamenti verso l’immagine ideale dell’algherese e chissà verso quale direzione si svilupperà nel futuro.

Politica linguistica
Fino agli anni Sessanta, i partiti politici d’Alghero ignorarono per completo il problema linguistico. Il dialetto era considerato un fatto sentimentale e folcloristico in estinzione. Negli anni Settanta è nato il primo partito nazionalista algherese che ha introdotto il catalano nella vita politico-istituzionale algherese. Ora si attende a che il Parlamento italiano approvi la legge di tutela linguistica (Caria 1990, 26).
Il dialetto catalano d’Alghero rientra nella protezione globale di minoranze della Costituzione italiana del 1948. Secondo l’articolo 3 nessun cittadino italiano deve essere discriminato dovuto al suo sesso, la sua razza, lingua, religione, atteggiamento politico o condizioni personali e sociali. Davanti alla legge, tutti i cittadini sono eguali. L’articolo 6 della Costituzione prevede la protezione delle minoranze linguistiche da parte della Repubblica mediante le leggi competenti. Questo articolo non è però quasi mai applicato. A questo proposito si è arrivato negli anni Settanta al disegno di una legge che concretava l’articolo 6 della Costituzione. Si è dovuto però attendere venti anni finché quella legge 612 fosse approvata (Hübl 1998, 66-67).
Nel 1992 è stato approvato l’ultimo Statuto municipale d’Alghero che concede soltanto una capacità d’attività minima rispetto alla politica linguistica ad Alghero. Con questo documento si cercava di promuovere tanto la lingua e cultura d’Alghero come anche le altre lingue e culture presenti nella città con il fine di poter garantire uno spirito di mutua tolleranza e collaborazione. Per questa ragione si è cercato di fare le leggi più precise (Bosch i Rodoreda 1998, 380-381).
A questo punto l’algherese non possedeva un riconoscimento ufficiale da parte dello Stato italiano che gli avrebbe permesso cominciare il ricupero linguistico o almeno a fermare la sostituzione da parte della lingua italiana. A partire del novembre 1993 si stava all’attesa della legge regionale 410, ma il governo italiano aveva mostrato un gran disinteresse dovuto a che la legge avrebbe riconosciuto una certa capacità autonoma rispetto all’attività politica concernente l’educazione scolastica. La legge 410 è stata già approvata dal Consiglio regionale sardo quando la Corte costituzionale italiana ha dichiarato l’invalidità degli articolo 23 e 24 in cui era fissato “l’Intervento della Regione nella scuola sarda” (Bosch i Rodoreda 1998, 375) e l’Integrazione degli ordinamenti e dei programmi scolastici” (Bosch i Rodoreda 1998, 375). Nel senso più ampio si potrebbe dire che in questo caso è stato negato l’articolo 5 dello Statuto speciale di Sardegna ed anche l’articolo 6 della Costituzione italiana che prevede la tutela delle minoranze linguistiche da parte della Repubblica Italiana. Il problema si trova nella mancanza di una definizione esatta rispetto al riconoscimento ufficiale delle minoranze linguistiche da parte dello Stato italiano e nella non ancora approvata legge 612. È chiaro che la negazione di questo primo disegno della legge regionale significhi la perdita di una grande opportunità per il riconoscimento del catalano come lingua d’Alghero (Bosch i Rodoreda 1998, 373-377).
Nel 1997 è stata però approvata la nuova legge regionale per la “promozione e valorizzazione della cultura e della lingua della Sardegna”. Secondo questa legge, la Sardegna si vuole impegnare per la rivalutazione linguistica, cultura ed economica dell’isola ma anche tutelare e valorizzare le altre culture e lingue presenti sul territorio sardo secondo lo Statuto speciale. Per lo sviluppo delle parlate e culture individuali devono occuparsi le amministrazioni regionali con mezzi propri (http://www.partal.com/alguer/llei.htm). Questa legge permetterebbe allora l’espansione ufficiale della lingua e cultura catalana anche nel settore scolastico.
Metodi attuali per conservare il dialetto algherese
All’inizio degli anni Novanta, è stato istituito un ufficio pubblico responsabile soltanto per domande linguistiche. Si è anche orgoglioso dei segnali stradali bilingui ad Alghero. A partire del 1990 si pubblica una volta l’anno una rivista in algherese per favorire la conservazione. Per pubblicazioni scientifiche concernenti Alghero si conferisce anche un premio a partire del 1993. L’Università degli Studi di Sassari organizza anche ogni anno una serie di seminari e conferenze per professori ed insegnanti per contribuire all’estensione dell’algherese.
La comunità catalana è anche molto presente nell’Internet. È un medio molto efficiente giacché può portare i propri interessi ad un pubblico amplio in maniera diretta e con poco costo. C’è anche un concorso di disegno di pagine nell’Internet per alunni algheresi.
Dal 1994 in poi, il Centro di Mezzi pedagogici “Maria Montessori” d’Alghero, s’impegnava per conservare la varietà catalana d’Alghero. In primo luogo favorisce l’algherese mediante pubblicazioni destinate a scuole materne, elementari e medie. Fra queste opere si trovano quaderni di lettura con esercizi, canzoni popolari e tradizionali d’Alghero e letteratura infantile mondiale. Gran parte del lavoro di questo centro costituisce però la formazione d’insegnanti e di coordinatori d’esperienze didattiche. A partire del 1994 esistono programmi d’attività scolastica in algherese con un gran numero d’alunni partecipanti (Bosch i Rodoreda 1998, 388-393). Oggigiorno, l’insegnamento nelle scuole continua svolto, con alcune eccezioni nell’ambito del progetto delle “150 ore”, in lingua italiana. Questo progetto è già nato nel 1984, quando tre sacerdoti hanno fondato la Escola de alguerés Pasqual Scanu con il proposito di fermare la degradazione dell’algherese. Anche in questo progetto si sono presentati gli stessi problemi sulla questione se utilizzare il catalano standard o la varietà algherese. E a questo punto uno si trova di nuova sul livello politico (Caria 1990, 20-21). Per poter insegnare l’algherese ufficialmente nelle scuole, il Comune deve aspettare l’approvazione della legge regionale “Tutela e valorizzazione della cultura e della lingua della Sardegna” ed una statale come quella 612 (Bosch i Rodoreda 1998, 388-393).

Non ancora perfetta, è la situazione nella radio e televisione. Ma anche in questi due settori si possono osservare attività per migliorare lo stato. Di cinque stazioni radio una emette in lingua catalana, la Radio Sigma. Le altre stazioni emettono di solito in lingua italiana a eccezione di programmi di folclore. Soltanto quella stazione che promuove l’algherese denota connotati fortemente nazionalistici nei programmi linguistici e culturali. Il catalano che usano i moderatori è il catalano colloquiale, ossia l’algherese colloquiale (Caria 1990, 19).
Anche nel settore televisivo c’è soltanto una stazione che si mostra sensibile per gli interessi algheresi. Oggigiorno ci sono tredici emittenti televisive, sarde ed italiane, pubbliche e private che usano di solito la lingua italiana. L’unica stazione televisiva che ha realizzato una rubrica settimanale totalmente in algherese dedicata alla politica, cultura ed all’attualità, è Teleriviera del Corall, messa in piedi con capitale algherese. Di quando in quando, manda in onda anche delle interviste, servizi d’attualità culturale e sportiva proveniente di Barcelona e di folclore algherese (Caria 1990, 19-20).

Un’osservazione strana è che la lingua catalana è stata sempre sostenuta della Chiesa. Dai principi del Duecento fino al Novecento sono stati sempre i religiosi che hanno sviluppato ulteriormente e popolarizzato quella lingua con l’uso ufficiale. La fedeltà verso il catalano si mostrò soprattutto nel Settecento quando si usava ad Alghero il latino per la scrittura ed il catalano per l’oralità, mentre in altre regioni dominava lo spagnolo.
Oggigiorno tiene luogo una messa settimanale in algherese e per grandi feste religiose si cantano elementi tradizionali nel dialetto locale di quella comunità. Un problema è però che la maggioranza dei preti ad Alghero non parla catalano od algherese e meno ancora tiene la messa in una di quelle due lingue. Su un totale di 18 sacerdoti, 7 sono algheresi e soltanto 4 di loro officiano la messa nella loro lingua. Uno di loro è incluso radicalmente contrario a qualsiasi liturgia in catalano. Gli altri sono sardofoni ed officiano in italiano.(Caria 1990, 21-22).

Caratteristiche intralinguistiche
Si potrebbe dire che l’algherese colloquiale parlato oggi non è quasi cambiato da quello parlato un secolo fa. L’italiano ed il sardo hanno modificato molto l’algherese e soprattutto l’elemento sardofono ha giocato un ruolo decisivo nel processo evolutivo del dialetto algherese. L’influsso di diversi elementi eterogenei ha causato che il dialetto algherese diventasse una forma ibrida. Nei parafi seguenti descriverò l’algherese in confronto al catalano, perché il lettore si possa fare un’idea generale.

Fonologia
Le consonanti
A continuazione vorrei descrivere le consonanti pronunciate e quelle mute. Nella lingua catalana, i labiali b e p preceduti da una m come in tomb, capitomp, camp e llamp sono pronunciati come tom, capitom, cam e llam. Questo fenomeno non esiste però nell’algherese, in cui si pronuncia sempre la –p finale delle parole llamp e camp. Non si sa come sarebbe nei casi di tomb e capitomp perché nell’algherese non esistono parole che finiscano in –mb od –mp. Anche la l delle parole colp i palm è pronunciata tanto in catalano come in algherese come cop i pam (Armangué i Herrero 2001, 256).
Nella lingua catalana la –r finale dei verbi in infinitivo come anar, saber, correr i fugir, è muta. Questi verbi sono pronunciati come aná, sabé, corre e fugí. Ci sono però eccezioni in cui si pronuncia la –r finale come in enter, favor e mar. Nell’algherese si può osservare lo stesso fenomeno quando si tratta di verbi in infinito che finiscono in –ar, -ir ed in –er se hanno la e atona. Gli infinitivi con la –er finale con la e atona sono pronunciati con la –ra finale come per esempio veura (cat. veure) o escriura (cat. escriure) (Armangué i Herrero 2001, 256).
La –t dopo -l, -n e -r è anche muta, tanto in catalano come in algherese. Esempi sono al e malal per alt e malalt, deván e corrén per devant e corrent, pars e despers per arts e desperts. Nel caso di –lt ci sono però alcune eccezioni nell’algherese. La –t di malalt per esempio non si pronuncia soltanto quando è preceduto da un aggettivo come in malalt mal (malal mal). Nella parola davant si pronuncia la –t soltanto quando le segua una vocale come nel caso di davant a mi. Quando le segue una parola che comincia con una consonante, non si pronuncia la –t finale. Un esempio per questo fenomeno sarebbe davant meu (daván meu). Nel dialetto algherese esistono molto più eccezioni come questi, ma occuperebbe troppo spazio per interessarsi di tutti (Armangué i Herrero 2001, 256).
Ad Alghero il rotacismo è molto diffuso. In quel dialetto la –l liquida è sostituita per la –r liquida. In questo caso la parola plana si converte in prana e aplanar in apranar. (Armangué i Herrero 2001, 257). Questa trasformazione è anche osservabile quando la –l si trova davanti a una –c, -b, -f e –g come negli esempi seguenti: crau per clau, branc per blanc, fror per flor e ungra per ungla. Non soltanto la -l, ma anche la -d e la –t si convertono in una -r nel dialetto algherese come in cara per cada o vira per vida.
Ci si può osservare anche l’assimilazione in cui la –dr o la -d che si trova vicino ad una –r si convertono in una –rr come per esempio in parri per padrí o rrumi per dormir (http://www.spinfo.uni-koeln.de/~eremberg/Alguer.pdf).
Un fenomeno differente del catalano è anche la trasformazione della –r davanti di una consonante in una –l come in colda per corda o salvel per cervell
(http://www.spinfo.uni-koeln.de/~eremberg/Alguer.pdf).
Nel lambdacismo del dialetto algherese la –r seguita da una consonante si converte in una –l come si può osservare in alt per art, almas per armes o sald per sard
(http://www.spinfo.uni-koeln.de/~eremberg/Alguer.pdf).
Tanto nella lingua catalana come nel dialetto d’Alghero, si possono osservare il seguente fenomeno di vocalizzazione. La v diventa un’u quando è preceduta di una vocale come in nau e nóu (novus e novem) (http://www.spinfo.uni-koeln.de/~eremberg/Alguer.pdf).
C’è un betacismo quando la –v è seguita da una consonante, si converte in una b come corb (corvus) o rimane senza cambio con una vocale eufonica come in cervo (cervus)
(http://www.spinfo.uni-koeln.de/~eremberg/Alguer.pdf).
Il fenomeno della desonorizzazione significa che non si trovano la b,d e g al finale di una parola o sillaba. Questi si trasformano invece in p,t e c. (Armangué i Herrero 2001, 258). Alcuni esempi per questo fenomeno sarebbero galt invece di card, galbo invece di carbó e bizul invece di pèsol (http://www.spinfo.uni-koeln.de/~eremberg/Alguer.pdf).
Un fenomeno tipico dell’algherese è anche la depalatizzazione. Nel catalano standard –tl, -gl, -dl e –jl diventano [øø]. In questo caso, le particole diventano –ll nell’algherese come mella per ametlla o aspalla per espatlla. I collegamenti di –p, -k, -l, -m con –s sono molto importanti per la formazione del plurale. A questo proposito si forma sempre un collegamento con –ts come kamp/kants, rrem/rrents o bras/brats
(http://www.spinfo.uni-koeln.de/~eremberg/Alguer.pdf).

La –g davanti a –e ed –i è pronunciata come [G], mentre nel dialetto algherese è rimasta la forma arcaica [dG]. Mentre nel catalano il nesso –gn è rimasto uguale, l’algherese ha adottato per completo la forma italiana [ñ] come in diña per digne.

Le vocali
Le vocali del dialetto algherese corrispondono a quelle della lingua catalana (http://www.spinfo.uni-koeln.de/~eremberg/Alguer.pdf) e non ci si può osservare tanti cambi come nel consonantismo. Nonostante, è necessario menzionare alcune caratteristiche come le seguenti.
Tanto nel catalano come nell’algherese, la –a, -u e la –i tonica non cambiano. Nel caso della –e tonica cambia soltanto la pronuncia secondo la chiusura come in [kadena] per [kadäna] o [sek] per [säk]. Lo stesso succede con la –o tonica, che secondo la chiusura può essere una [o] o una [O] (Röntgen 1990, 12-13; http://www.spinfo.uni-koeln.de/~eremberg/Alguer.pdf).
La differenza più importante nel settore delle vocali è che nel dialetto algherese, le vocali e ed o si pronunciano come una a ed un’u. Alcuni esempi sarebbero mara per mare e lu per lo (Armangué i Herrero 2001, 260). Il cambio di o ad u non esisté ancora nel Seicento e risale probabilmente all’influsso sardo. La e atona può diventare anche una i come in istiu per estiu o vistir per vestir.
Allo stesso modo come nel rossignolo, si può osservare il monottongamento dei dittonghi atoni eu ed ue del catalano che sono ridotti ad un’u. Alcuni esempi sono éru per èreu, díun per diuen e kantávu per cantàveu (Blasco Ferrer 1984b, 35).
Il dialetto algherese ha anche una forte tendenza per un’aferesi in cui perde la –a iniziale come in bella per abella, bril per abril o mela per amettla (http://www.spinfo.uni-koeln.de/~eremberg/Alguer.pdf).
Nell’algherese si può anche osservare una forte tendenza per la metatesi. Alcuni esempi per questo fenomeno sono trument per torment, frabe per febrer e proba per pobre (http://www.spinfo.uni-koeln.de/~eremberg/Alguer.pdf).
L’anaptissi che significa l’inserzione di una vocale fra due consonanti, è un fenomeno tipico del dialetto algherese che si può osservare molto negli esempi seguenti: unuràt per honrat, g’úkura per xucla (Blasco Ferrer 1984b, 38).

Morfosintassi
La morfosintassi ha un ruolo importante nella determinazione della posizione linguistica dell’algherese. Dovuto alla gran quantità di elementi allogeni, il dialetto algherese rappresenta un volto ibrido (Blasco Ferrer 1984b, 104). In generale, la morfosintassi dell’algherese corrisponde a quella del catalano. Certamente ci sono anche molte eccezioni di cui voglio menzionare allora soltanto le più importanti perché il settore della morfosintassi è così complesso che è incluso molto difficile dare un’idea generale.

Tanto gli articoli determinativi come indeterminativi usati nel dialetto d’Alghero corrispondono a quelli del catalano antico (lu, lus, la, las, un, únus, una, únas per el, els, la, les, un, uns, una, unes) (Blasco Ferrer 1984b, 114/Röntgen 1987, 28-29).
In generale tutte le declinazioni dei sostantivi si mantengono inalterati. Si può osservare però che la seconda declinazione si arricchisce di sostantivi della IV classe. Tanto il catalano come l’algherese mostrano soltanto alcuni voci che continuano il nominativo. Si può vedere che nell’algherese si conservano alcuni genitivi nei giorni della settimana come per esempio dig’óus per dijous e divénras per divendres. Anche l’ablativo continua soltanto in alcuni casi. Quelli sono alcuni composti e il suffisso avverbiale –ment. Alcuni esempi sarebbero mantrénda per mantenir e bonamént per bonament (Blasco Ferrer 1984b, 105-106).
Di regola, i sostantivi maschili e femminini hanno conservato il loro genere. In genere, si può dire lo seguente per la formazione dei plurali nel dialetto algherese. Il plurale femminino per parole che terminano in vocale è –as e per parole maschili –us (káza/kázas per casa/cases e ríu/ríus per ríu/ríus). Per le parole che finiscono in vocale dovuto alla scomparse della –n finale, si aggiunge –nts per formare il plurale (bó/bonts per bo/bons). Termini che finiscono in –s, hanno la particula –us nel plurale (nás/nasus per nas/nassos). Tutti i lessemi uscenti in –s’, -c’, -k e –t hanno come finale –ts nella forma plurale (matés/matéits per mateix/mateixos, bósk/bóts per bosc/boscos, tríst/tríts per trist/tristos) (Blasco Ferrer 1984b, 109-110).

In quanto ai pronomi possessivi nell’algherese, si può osservare anche qui una certa assomiglianza con il catalano ed una forte regolarità. Le forme femminine hanno conservato tanto nel singolare come nel plurale la forma del catalano antico ed in alcuni casi si può osservare questo fenomeno anche nel dialetto algherese (meva invece di mía). Le forme dei pronomi possessivi in dettaglio sono le seguenti: méu,méus, mía, mías (meu,meus, meva, meves) per la prima persona del singolare, tóu, tóus, túa, túas (teu, teus, teva, teves) per la seconda persona, sóu, sóus, súa, súas (seu, seus, seva, seves) per la terza persona. Le forme delle persone del plurale sono nóstru, nóstrus, nóstra, nóstras (nostre, nostres, nostra, nostres) per la prima, vóstru, vóstrus, vóstra, vóstras (vostre, vostres, vostra, vostres) per la seconda e dél, dél’us/delts, dél’a, dél’as (llur, llurs, llur, llurs) per la terza persona (Blasco Ferrer 1984b, 122-123).
Anche nel caso dei pronomi personali c’è una piccola differenza la quale si può osservare nelle forme seguenti: ma, ta, sa, mus, vus, lízi per em, et, se, ens, vos, els (Blasco Ferrer 1984b, 117).

In genere, per formare un aggettivo femminino bisogna soltanto aggiungere una –a alla forma maschile (farít/faríra per ferit/ferida. Ci sono però anche qui alcune eccezioni che descriverò in seguito. Nella prima eccezione, le forme maschili che in precedenza hanno avuto nella lingua latina una –n finale, l’intercalano nella forma femminina (cat. rodó/rodona). Nella seconda eccezione, le voci maschili che finiscono in occlusiva sorda, la digradano nella corrispettiva fricativa (antík/antíg a per antic/antiga). Nel dialetto algherese esistono anche delle forme analogiche di fronte alla forma unica della lingua catalana (dfísil/dfísira per difícil e fásil/fásira per fàcil) (Blasco Ferrer 1984b, 107-108).
Le forme organiche del comparativo si comportano nell’algherese dello stesso modo che nel catalano come si può vedere in mag’ór per major, manór per menor, més mál per pitjor ma e mil’ór per millor. Nel comparativo inorganico si possono osservare certa assomiglianza con quello della lingua italiana. Nel catalano è formato con que mentre nell’algherese è usato de (més fort de tu per més fort que tu). Questo proviene dell’influsso sardo. Il superlativo relativo è formato tanto nella lingua catalana come nel dialetto algherese in modo analitico. Nel superlativo assoluto invece si può vedere nuovamente gli influssi italiani ed anche sardi, in cui si può osservare il raddoppiamento dell’aggettivo (grók grók per molt groc e trénda trénda per tendríssima) (Blasco Ferrer 1984b, 110-113).
Nel catalano esistono tre possibilità di concordanza fra aggettivo e sostantivo. Quelli sono a) l’accordo totale (belles fulles), b) l’accordo parziale (abnegació commovedora) e l’assenza completa dell’accordo. Nel dialetto algherese si possono osservare le due prime varianti, anche se la seconda non è molto usata (Blasco Ferrer 1984b, 114).

Il campo della flessione verbale è molto complesso, soprattutto in comparazione a quella della lingua catalana. Per questa ragione ho eletto soltanto alcuni tempi verbali e mi sono limitata a descrivere una o due caratteristiche. I tempi verbali nell’algherese sono un tema molto speciale perché si comportano di maniera diversa in ogni dialetto catalano. I primi mutamenti si possono osservare già nelle forme dell’infinito. Le principali caratteristiche hanno però piuttosto a che fare con influssi lessicali delle lingue in contatto. Alcune forme sarde ed italiane sono triurá per la forma sarda triuláre o astrupiá per la forma italiana storpiare (Blasco Ferrer 1984b, 138).
Soprattutto nel presente indicativo ci sono solo poche concordanze con il catalano in quanto alle desinenze. Alcune caratteristiche importanti da menzionare sono le seguenti. Tanto la prima persona singolare, che finisce sempre in consonante (cant, dic, múir), come la terza persona plurale, che termina sempre in –an (cantan, dorman, vidan), hanno la stessa desinenza per tutte le coniugazioni (Blasco Ferrer 1984b, 139).
Il presente congiuntivo invece, si comporta dello stesso modo che nella lingua catalana. La prima, che finisce in –i (canti, dormi, vidi), seconda, uscente in –is (cantis, dormis, vidis) e terza persona del singolare, che termina in –i (canti, dormi, vidi) e la terza del plurale, che finisce in –in (cantin, dormin, vidin), hanno la stessa desinenza per tutte le coniugazioni (Blasco Ferrer 1984b, 145).
Nel presente imperativo, il catalano e l’algherese sono anche molto simili. La prima (che finisce in –a, e la seconda coniugazione, che finisce in –u o consonante, mostra la stessa desinenza tanto nel catalano come nell’algherese (canta, móu,vén). Nella terza coniugazione c’è soltanto la differenza che nel catalano ci può essere anche la finale –e, o una consonante (cobri per cobreix) accanto alla –i, mentre nell’algherese esiste soltanto la desinenza –i (Blasco Ferrer 1984b, 147).
Per quanto all’imperfetto indicativo, è interessante che si possono osservare ancora le forme –iva ed –eva esistenti in testi catalani arcaici (glotiva, aprendeva). Non da dimenticare sarebbe anche il fatto che le desinenze della prima coniugazione sono le stesse che nel catalano (anava, anaves, anava, anàvem, anàveu, anaven). C’è da osservare però che in alcuni casi si può trovare anche qui forme catalane che corrispondono all’algherese antico come gaudia invece di gaudiva (Blasco Ferrer 1984b, 148).
Nell’imperfetto congiuntivo c’è una grande assomiglianza fra il catalano e l’algherese. L’unica differenza si trova nella mancanza della seconda –s nella seconda persona del singolare ed in tutte le forme del plurale. In origini, tutte le desinenze sono uguali (-si, -sis, -si, -sim, -su, -sin). Il tipo di coniugazione si vede soltanto nella vocale che si trova davanti a queste (-é-, -í-, -é-). Un verbo algherese coniugato nell’imperfetto congiuntivo avrebbe le forme seguenti: mirési, mirésis, mirési, mirésim, mirésu, mirésin (Blasco Ferrer 1984b, 153).

Per gli avverbi derivati da aggettivi, tanto il catalano come l’algherese hanno adottato la formazione perifrastico-ablativale dalla forma femminina con –ment (malament, clarament). Negli avverbi di luogo algheresi sono molto simili a quelli catalani. Si può però osservare molti casi con una –n parassita che mostrano un’agglutinazione analogica di an- come in anankí per aquí o andamúnt per damunt (Blasco Ferrer 1984b, 172-173). Nel caso degli avverbi di tempo, i cambi hanno soprattutto a che fare con influssi sardi od italiani e con i cambi fonologici (Blasco Ferrer 1984b, 174-175). Lo stesso è valido per gli avverbi di modo e di quantità in cui l’influsso italiano è però ancora più forte (Blasco Ferrer 1984b, 178-180).

Lessico
Il lessico del dialetto algherese rappresenta una struttura dicotomica. In genere, il vocabolario frequentemente usato rimane invariato ed arcaico mentre le parole quasi mai usate sono sottoposte a mutamenti veloci ed a prestiti. Il lessico algherese può essere diviso in quattro settori secondo il rapporto che hanno con l’algherese del Trecento. Nel settore identico, il concetto espresso ha conservato su significante fino ad oggi. Questo fenomeno vale per esempio per i colori (bránk per blanc, valmel per vermell o vélt per verd). Nel settore difettivo si sono conservate solo alcune varianti per esprimere lo stesso concetto (l’étra per lletra e carta). Il settore complementare è il contrario del difettivo. Il dialetto d’Alghero conosce, accanto al significante catalano, un’altra variante caratteristica che ha finito per sovrapporsi alla forma catalana (mar, marína). Nel settore innovatore si rinnovano le unità lessicali mediante derivazione o composizione, prestiti o per via interna. Il lessico algherese, ha una forte tendenza per rinnovarsi mediante fonti esogeni, vale a dire il sardo e l’italiano. Nel caso del sardo è importante menzionare gli prestiti mediante il risanamento di voci. Questo vuol dire che le parole d’origine catalana o spagnola sono passate prima al sardo e dopo l’influsso fonologico hanno finito per inserirsi nel dialetto algherese (Blasco Ferrer 1984b, 219-220).
L’influsso sardo nel dialetto algherese è abbastanza forte, soprattutto nel lessico di tavola, malattie, mestieri ed uccelli. Si tratta però di un sardo generale e arcaico che risale ai primi contatti con i colonizzatori catalani. Anche l’influsso italiano non è da dimenticare giacché negli ultimi decenni ha aumentato notevolmente dovuto ai mass-media ed all’evoluzione tecnologica (Blasco Ferrer 1984b, 232).

A continuazione vorrei descrivere le interferenze lessicali più importanti nell’algherese. La sostituzione di significante in cui l’unità catalana è sostituita da un prestito alloglotto, è l’interferenza più comune. Alcuni esempi per questo fenomeno sono mésu per agotzil e kantsánt per cementiri (Blasco Ferrer 1984b, 306-307).
L’aggiunta d’un nuovo significante d’origine allogena alla parola catalana (katsótu per pún, budína per prug’éta) è un fenomeno tipico per una situazione diglossica e produce un’ipertrofia sinonimica (Blasco Ferrer 1984b, 307).
La polisemia, che è l’annessione di un significato ad un significante diverso, ha un effetto di accrescimento di significato per il lessema adottato (askólg’a per closca e escorça) (Blasco Ferrer 1984b, 307).
A proposito del ridimensionamento esistono due tipi importanti. Nel primo procedimento si conserva l’opposizione di almeno due concetti variando soltanto la forma dei lessemi primari mediante la loro derivazione (kul’aró/kul’éra per culler/cullera). Il secondo tipo di ridimensionamento tende nell’algherese alle costruzioni analitiche (véura/véura tóna per veure/reveure). (Blasco Ferrer 1984b, 308-309).
Nell’ambito della suffissazione si può osservare un scambio di suffisso come ristrutturazione all’interno del lessico (káru/karéta per carreta/carretó e prúg’a/prug’éta per pluja/plugina) (Blasco Ferrer 1984b, 309).
Un ultimo tipo di spostamento consiste nella sostituzione del lessema con un derivato del lessema-base (baldúfura per baldufa e ankravá per clavar) (Blasco Ferrer 1984b, 309).

Esempio generale
A continuazione vorrei dimostrare le caratteristiche fonologiche ed alcune di tipo lessicale prima descritte mediante un testo algherese. Si tratta del discorso di saluto tenuto da Joan Palomba durante la cerimonia d’inaugurazione del Primer Congrés Internacional de la Llengua Catalana che ebbe luogo nel 1906 a Barcelona.
“A mi, que am afecta de germà y em (sic!) entusiasmo de astudiós s’vengut tras vusaltrus atravers tanta mar, confiant en la benevolencia y en la cortesía vostra, ma sigui cuncedit portar lu salud de la mia ciutat nativa.Analli dabax, vers l’urient, ahont la mar sa frangi a las costas de Sardenya, la bella Alguer filla de Catalunya té encara viu lu recort de la mare patria. L’aria que mus vé cara maití de l’uccident ademunt de las ondas, mus porta ‘l vostru salud y al maití am las primeras arietas, vé la nostra a vusaltrus, germans allunyats.Y ananquí, ahont las regions que pensan y parlan el gloriós idioma català son representadas, razón també afectuós y alt lu salud dels meus concitadins algueresus, salud que jo port a vusaltrus ne (sic!) meu dialecto materno, cert com só, que las mias paraulas trobarán, sense menester d’interpretes, lo camí del vostru cor.Salut vus-altrus, apóstuls del pensament, que an aquex di asa us portau lu més gran tribut d’honor a la Patria; salud lus amichs astrangers que portau, com salud de amor y de fratelansa, la paraula de las nacions germanas.Salut, en fi, augurant en aquex congrés internacional la fulgida gloria que aspera sol a lus grans ideals y la realisació del sou somni”. (Nughes 1996, 14). am, em-amb; afecta-afecteastudiós-estudiós; vusaltrus-vosaltresma-em; cuncedit-concedit;lu-el; mia-meval’urient-l’orientlas costas-les costeslu-elmus-ens; cara-cadal’uccident-l’occident; las ondas-les ondes; mus-ens; vostru-vostro; am-amb; las primeras arietas-les primeres arietes; vusaltrus-vosaltres; las-les; pensan-pensen; parlan-parlen; representadas-representades; lu-el; concitadins algueresus-conciutadins algueresos; jo port-jo porto; vusaltrus-vosaltreslas mias-les mevesvostru-vostrovus-altrus-vosaltres; apóstuls-apostolsan-en; portau-porteu; lu-ellus-els; astrangers-estrangersportau-porteulas-les; germanas-germanesaspera-espera; lus-elssou-seu

Riassunto
Per la situazione linguistica attuale, la presenza catalana e spagnola ha giocato un ruolo molto importante. Durante il dominio catalano, la città d’Alghero ebbe il suo massimo splendore, che crollò durante il periodo spagnolo per finire dal tutto nell’epoca sabauda. Questo processo non esisté soltanto nel settore politico ed economico, ma anche rispetto all’atteggiamento linguistico. I contatti con la Catalogna ruppero e s’impose l’italiano che ebbe come conseguenza l’abbandono del catalano parlato ad Alghero fino al retrobament in cui eruditi di diversi settori hanno cominciato a rivalutare quel dialetto. Soprattutto allora cercano di farlo rinascere perché l’uso di questo dialetto diminuisce moltissimo con ogni generazione.
Oggigiorno ci sono soltanto piccoli progetti in diverse scuole per conservare l’algherese perché per l’uso ufficiale sarebbe necessario il riconoscimento da parte dello Stato italiano che si oppone però a farlo. Secondo me, è un circolo vizioso perché senza quel riconoscimento, il dialetto algherese non può essere insegnato come materia ufficiale nelle scuole. Questo però, rivaluterebbe molto la parlata d’Alghero ed avrebbe come risultato che le persone parlassero l’algherese correttamente e che il dialetto si estenderebbe. Nonostante la negazione da parte del governo italiano, i pochi contributi delle mass-media e poeti hanno un importante ruolo nella conservazione del dialetto algherese perché contribuiscono a rallentare il crollo di quello.
Con avere un’idea generale delle caratteristiche intralinguistiche del dialetto algherese, si possono osservare cose varie. Dopo il dominio catalano, tanto la lingua catalana come il dialetto algherese si sono sviluppati in direzioni diverse. Mentre il catalano è rimasto più o meno uguale, l’algherese è stato influito dallo spagnolo, italiano antico, sardo ed italiano moderno. Gli catalani immigranti in tempi moderni ed il trattamento uguale di alcuni fenomeni in ambi posti giustificano certa uguaglianza fra il catalano moderno e l’algherese. In genere, il dialetto d’Alghero è però molto diverso del catalano della Penisola, dovuto in gran parte al tempo che ha passato senza contatto con la Catalogna ed ai forti influssi del sardo e dell’italiano.

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